Attenzione
Ma c’è chi fa retromarcia a causa dell’assegno ridotto
Pontedera: le differenze economiche rispetto agli standard scoraggiano molti lavoratori I patronati avvertono: "Non è vera l’equazione più uscite, più nuovi assunti"
Pisa. «Una misura che aiuterà molti ad ottenere la pensione con qualche anno di anticipo, ma che non contribuisce a superare la legge Fornero, né, probabilmente, ad alimentare il mercato del lavoro e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro». La perdita di professionalità e di specializzazioni in determinati settori potrebbe fare di Quota 100 il nemico numero uno di molte aziende private. E se il turnover e la ricerca di alcune figure professionali per molte società potrebbe risultare un limite, anche la pubblica amministrazione potrebbe risentire della misura che prevede il pensionamento anticipato. Circa il 40% dei potenziali beneficiari di Quota 100 è infatti rappresentato da dipendenti pubblici. I sindacati hanno chiesto di bandire al più presto una serie di concorsi affinché enti locali e pubbliche amministrazioni non si trovino con un numero di lavoratori insufficiente a gestire la macchina burocratica anche se a Pisa e provincia, dopo l’entusiasmo iniziale, molti lavoratori del settore pubblico hanno avuto non pochi ripensamenti.
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Una sorta di retromarcia ingranata, in particolare da insegnanti e dipendenti di amministrazione pubbliche, dopo le proiezioni e le differenze economiche tra una pensione anticipata e una standard. «Quota 100 è una misura che serviva, soprattutto perché riduce di quattro-cinque anni la possibilità di accedere alla pensione - commenta Filippo Scanio, direttore del patronato Inas-Cisl di Pisa -. È però fondamentale valutare tutti gli aspetti del proprio percorso lavorativo e previdenziale per effettuare la scelta migliore».
L’interrogativo è infatti se tagliare con anticipo il traguardo della pensione rinunciando a qualche anno di contributi o proseguire l’esperienza lavorativa per accumulare il massimo ai fini pensionistici. «Accedendo a Quota 100, misura che si rivolge soprattutto a chi ha un lavoro strutturato, non c’è una penalizzazione, ma ovviamente una differenza di importi rispetto ai contributi previsti da una pensione standard - chiarisce Alessandro Gasparri, direttore provinciale dell’Inca-Cgil di Pisa -. Con l’introduzione di Quota 100 il governo non è riuscito a smantellare la legge Fornero, ma ha creato nuove possibilità di uscita dal mondo del lavoro anche se in un tempo limitato: sono stati in pratica introdotti nuovi elementi di flessibilità ad una legge, la Fornero, che rimane comunque in piedi».
Attraverso l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, il principale obiettivo del governo è di cercare di dare una spinta alle nuove assunzioni e di creare nuovi posti di lavoro. I sindacati si dicono però molto cauti. Tra crisi economica e produttiv,a ed i repentini cambiamenti a cui è sottoposto il mondo del lavoro, difficilmente la misura introdotta con la legge di Bilancio riuscirà a “sostituire” tutti i lavoratori che usufruiranno di Quota 100. «Non è vera l’equazione che i giovani lavorano di più dove ci sono più uscite di anziani dal mondo del lavoro - commenta Giacomo Martelli, responsabile provinciale servizi delle Acli di Pisa e allo stesso tempo presidente delle Acli toscane -. Se nei prossimi tre anni Quota 100 produrrà tra i 350mila ed i 360mila pensionati (questa la platea dei lavoratori che possono usufruire della misura previdenziale) si verranno ovviamente a creare nuovi posti di lavoro e nuove possibilità per i giovani, ma sicuramente l’equazione non sarà di uno a uno».
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