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Ecco la nuova edizione Pisa-Pontedera, una provincia da sfogliare per una comunità di "ciccia"
Una cronaca ancora più ricca, articolata con l'aumento di otto pagine. Un’informazione complessivamente più variegata e più inclusiva
Un’intera provincia da sfogliare. Tutti i giorni. Questo il motto che per oltre una settimana ha accompagnato l’annuncio del nuovo inserto pisano de Il Tirreno in edicola a partire da oggi. Una cronaca più ricca, articolata in più pagine (per l’esattezza otto). Un’informazione complessivamente più variegata e più inclusiva rispetto ad un territorio che necessita di un maggiore spazio per affrontare e cercare di risolvere le proprie criticità e per mettere in vetrina e valorizzare al meglio le proprie eccellenze: la città con il suo litorale, San Giuliano e i comuni del Lungomonte, Pontedera e la Valdera, il comprensorio del Cuoio (compreso l’avamposto fiorentino di Fucecchio), Volterra e la Valdicecina.
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Già negli ultimi anni i cronisti de Il Tirreno li avete trovati per strada, in piazza o ai bar. D’ora in avanti succederà più spesso, perché è impossibile raccontare quello che succede in giro senza esserci. Senza stare tra la gente, fra le nostre sentinelle, tra i nostri lettori, cartacei e digitali, coloro che quotidianamente "fanno" il giornale con le loro notizie, coi loro suggerimenti e con le loro critiche. Abbiamo sempre più bisogno di voi e voi di noi, de Il Tirreno. Solamente così sarà possibile lavorare alla nascita di un’ampia comunità tenuta insieme dalla colla di un’informazione leale, senza filtri e approfondita rispetto a quei temi che meritano inchieste e campagne.
Una comunità di "ciccia", di volti, di strette di mano, di telefonate che s’intrecciano, di scambi di pareri e d’informazioni. I social non bastano. Offrono sì una grande opportunità di compartecipazione, ma ha perfettamente ragione il professor Adriano Fabris, docente di filosofia morale all’Università di Pisa, quando sostiene che «rappresentano uno sviluppo del dialogo interumano, attuato e potenziato attraverso le piattaforme tecnologiche. Mancano però alcuni aspetti del dialogo tradizionale.
Mancano ad esempio il faccia a faccia, l’immediatezza dell’interazione, la possibilità di condurre il discorso a più livelli. I social sono l’occasione di un potenziamento comunicativo sia della parola che dell’ascolto. L’errore è pensare che li possano sostituire». Parole sante quelle di Fabris. Che ci danno la spinta per fare ancora meglio e per aprirci al territorio con maggiore disponibilità e più inclinazione al confronto.
Non pretendiamo di avere gli strumenti giusti per leggere e interpretare la realtà. Pretendiamo di cercarli e trovarli insieme a voi. Perché il giornalista è solo un intermediario di situazioni e avvenimenti talvolta complessi che devono essere semplificati grazie proprio all’aiuto e al contributo del lettore-cittadino intenzionato a diventare un protagonista attivo del suo tempo. E per far questo c’è solo da abbracciarsi sotto l’egida di un’unica grande comunità.
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