Il dolore
Un mercato alla Leopolda, no di Legambiente e Mdp
PISA. Anche in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Lega, il sindaco Michele Conti ha ribadito il concetto. Ovvero il progetto di un mercato coperto alla Stazione Leopolda. «Quella struttura - ha detto - è un pezzo importante della città che dovremo far funzionare, senza alcun preconcetto ideologico. Non ha senso sfruttarlo dieci giorni all’anno. Noi andremo in quella direzione», dunque avanti tutta sull’idea di trasformazione in un mercato coperto «come ce l’hanno - ha aggiunto il sindaco - tutte le principali città della Toscana tranne Pisa».
Al progetto dell’amministrazione comunale dice no Legambiente, che ricorda «di aver partecipato al dibattito per decidere quale dovesse essere la sorte della storica ex stazione» negli anni Novanta. Per l’associazione «sarebbe una grave perdita urbanistica, culturale e sociale se quello spazio finisse per essere un ulteriore spazio commerciale, per quanto prestigioso. Legambiente Pisa si augura che, al contrario, si possa rinnovare il progetto iniziale e valorizzare la “Casa della Leopolda” come luogo di incontro e cultura».
Si dichiara contrario anche il coordinamento pisano di Articolo Uno-Mdp. «Si decide di cambiare destinazione d’uso alla Stazione Leopolda - si legge in una nota - cancellando così dalla nostra città, senza fornire alcuna soluzione alternativa, un grande spazio che fino ad oggi ha garantito in pieno centro, senza creare particolari disagi ai residenti della zona, l’organizzazione di eventi espositivi quali fiere, concerti, mostre, feste, dibattiti ed altresì un luogo importante di aggregazione, dal grande valore socioculturale, perché utilizzato da tantissime associazioni (molte di più di quelle che affluiscono nella Casa della Città Leopolda) per le loro attività quotidiane, con risultati che lo stesso sindaco ha definito pregevoli».
«Questa scelta - si chiede il coordinamento di Articolo Uno-Mdp - è dunque dettata da un sentimento di indifferenza se non addirittura di fastidio verso luoghi e sedi di elaborazione culturale, sociale e ricreativa all’interno della città? La cultura non si baratti con l’ennesimo spazio commerciale dagli impatti negativi sulla città e sulla vivibilità del quartiere». —
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