Sicurezza
«Alla commemorazione in Quirinale ho provato vergogna»
La riflessione di un giovane pisano ospite del Presidente della Repubblica nel Giorno del Ricordo: «Chi semina odio non deve parlare»
la lettera
Ho partecipato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo al Quirinale dove ho ascoltato gli interventi di professori, ministri ed esponenti di associazioni. Tra questi il presidente della Federazione delle associazioni degli esuli fiumani, istriani e dalmati, Antonio Ballarin, che ha iniziato il suo discorso sul dramma vissuto dagli Italiani del Confine orientale con un richiamo all’autentico valore della memoria: «Affinché ciò che è accaduto non accada più: è questo il senso del Giorno del Ricordo». Ballarin ha poi proseguito riallacciandosi all’attualità: «Affinché la sofferenza, la violenza gratuita, l’emarginazione da noi subita non abbiano più cittadinanza per nessun gruppo etnico, religioso, politico, né a causa delle idee professate né in base allo status sociale degli individui».
Un’affermazione forte e di estrema fermezza: un intero popolo è stato vittima di odi etnici e dei nazionalismi, ora è qua nella capitale per far sì che questa sia l’ultima volta. L’ultima volta in cui lo straniero è nemico, in cui l’uomo è considerato carne da macello, l’ultima volta in cui un gruppo etnico si impone su un altro in un clima di straziante xenofobia. Parole cariche di pace e fratellanza, le sue come quelle del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Oggi Gorizia non è più divisa in due dai reticolati, al loro posto c’è l’Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, che ha eliminato al suo interno muri e guerre».
Al termine di questa cerimonia sono venuto a sapere che nella mia città, Pisa, il Comune ha organizzato un evento a Palazzo Gambacorti dove è stato invitato un uomo che ha rilasciato messaggi di odio e intolleranza. Non è con questi due sentimenti che si può parlare di una vicenda tragica inflitta appunto su queste basi. Il dolore sofferto a causa prima di persecuzioni, che hanno avuto i loro risvolti più tragici nelle foibe, poi dell’esodo forzato verso quella che era la loro nazione, osteggiato da chi li additava come fascisti e “ladri di posti di lavoro”, quando in realtà erano perseguitati, non può essere trattato da chi scrive sull’accoglienza ai migranti della Sea Watch «che i coglionazzi che se li sono lubricamente sbaciucchiati si prendano almeno la scabbia e la attacchino a tutte le loro famiglie».
Gli esuli giuliano dalmati soffrirono per anni condizioni drammatiche nei campi di raccolta e ad oggi ben ricordano cosa voglia dire l’asilo negato. Per queste ragioni è osceno che venga invitata a parlare di questo chi su Facebook si esprime così, per giunta in una città che vanta tre poli universitari e un polo di eccellenza quale il Cnr. Perché all’iniziativa l’assessore invita un docente con non si sa bene quali pubblicazioni e conoscenze sull’argomento, nonché con pulsioni all’odio e al razzismo, piuttosto che un docente di una di queste università? Lo dico come persona che studiando si interessa alla questione, nonché come iscritto a un’associazione di esuli giuliano dalmati.
Mi preme ricordare che la posizione dell’Associazione nazionale partigiani italiani sui crimini compiuti dalle truppe titine non lascia spazio a negazionismi, come ha ricordato più volte la presidente Carla Nespolo. L’Anpi da tempo lavora con le associazioni degli esuli giuliano dalmati affinché ciò che è accaduto non accada mai più, come ha dimostrato l’anno scorso l’iniziativa congiunta per il Giorno del Ricordo nella nostra città.
Esprimo quindi tristezza, delusione e sdegno per come il Comune ha gestito la ricorrenza del 10 febbraio. Per concludere, sarebbe bello capire queste parole della canzone “1947” di Sergio Endrigo sul suo esodo dalla città di Pola: “Come vorrei essere un albero che sa...
Dove nasce e dove morirà” –
Enrico Bruni
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