Gioco
Trovato morto con un filo di ferro al collo in un canale
San Giuliano Terme: l’uomo, dipendente di un supermercato, si era allontanato da casa nella mattinata di sabato. L’ipotesi degli inquirenti è che si tratti di un suicidio
SAN GIULIANO TERME. Esce di casa con la lista della spesa nella tasca del suo giubbotto scuro. Sta male, ha da poco tempo avuto un incidente stradale e le difficoltà economiche in cui si trova lo preoccupano. La moglie teme che possa compiere un gesto estremo e quando le vede uscire di casa, tenta di trattenerlo. Chiama addirittura un medico e soccorsi senza però riuscire a convincere l’uomo, un sessantenne, a non andare via. Sarà quella l’ultima volta che i coniugi potranno parlarsi. Perché dopo poco tempo il cadavere del dipendente di un supermercato, residente in un centro del Lungomonte, viene trovato lungo un canale adiacente la strada statale dell’Abetone e del Brennero, nel verde di un giardino pubblico tra abeti e grossi platani.
Lo vede un passante, che sta andando a prendere i nipoti a scuola. Chiama il 118 e descrive la terribile scena. L’uomo ha una specie di cappio al collo, che poi è il filo di ferro che serve a sostenere una vecchia rete di recinzione, in gran parte venuta giù. Sembra che se lo sia avvolto al collo come si potrebbe fare con una sciarpa. I suoi indumenti, indossa una tuta e scarpe sportive, sono bagnati e ha una vistosa ferita, una abrasione da cui è uscito sangue, vicino all’occhio sinistro. La vittima ha le gambe piegate, come se si fosse inginocchiato.
Tutte le ipotesi sono possibili, almeno nelle fasi iniziali, per spiegare la morte del sessantenne. Tant’è che arrivano, quando sono passate da poco le 11 in località Caldaccoli, vicino a un magazzino degli operai forestali, polizia, carabinieri, oltre alla polizia municipale, impegnata a tenere lontano gli sguardi dei curiosi, su richiesta degli inquirenti. Tra i primi ad arrivare anche il sindaco, Sergio Di Maio.
Gli operai forestali, che con la loro auto alle 7. 20 aveva lasciato il magazzino passando da una strada sterrata che costeggia la statale non avevano visto nulla di strano. Vengono controllate anche le telecamere della zona per capire se hanno ripreso qualcosa che sia utile alle indagini. Arrivano sul posto anche i poliziotti della Squadra Mobile della Questura, il magistrato di turno in Procura a Pisa, il dottor Aldo Mantovani, e il medico legale.
Si cerca di dare un nome alla vittima che è senza documenti. In tasca ha solo la lista della spesa, scritta in stampatello in italiano corretto. Per cui come prima ipotesi si pensa che possa trattarsi di un italiano che vive nella zona o che è stato portato lì. Vicino al luogo del ritrovamento ci sono alcune auto ma nessuna risulta intestata a una persona che nel frattempo non si trova. Nel frattempo il lungo sopralluogo effettuato dagli inquirenti tende a escludere che l’uomo possa essere stato picchiato e poi portato lungo la recinzione e abbandonato. Si fa strada la convinzione del gesto volontario. Non si esclude dunque che possa essersi impiccato al sostegno della recinzione dopo essersi immerso volontariamente nel fosso per annegarsi. È la prima conclusione alla quale sono arrivati gli inquirenti, nella tarda mattinata di ieri, dopo il sopralluogo effettuato sul posto insieme al medico legale.
Sarà comunque l’autopsia, già disposta dalla procura, a scrivere la parola fine alle indagini sul drammatico ritrovamento.
L’arrivo della cognata sul luogo della tragedia ha aiuato a dare un nome alla vittima e anche a inquadrare la situazione.
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