Sicurezza
I giochi, i primi amori e le risate con gli amici
Nei ricordi dei lettori l’anima di un monumento molto amato e «una piazza per ogni età, sempre viva e frequentata»
Prosegue la rassegna di memorie dedicate a San Paolo a Ripa d’Arno in vista della riapertura della chiesa dopo un lungo restauro. Il Tirreno, grazie all’iniziativa promossa dal Consiglio Pastorale di San Paolo, sta raccogliendo ricordi, storie, immagini intorno all’amato monumento cittadino (basta inviarle a pisa@iltirreno.it) per costruire con i lettori un album di comunità. Di seguito una preziosa testimonianza di un lettore nato a Pisa, cresciuto nella indimenticata piazza di San Paolo e oggi residente a Marsala.
Sono molto affezionato a questa splendida piazza dominata da una magnifica chiesa e della quale conservo solo bei ricordi che hanno accompagnato la mia vita finché, all’età di 19 anni, ho lasciato l’amata città natia. Proprio una piazza per ogni età, una piazza sempre viva e frequentata a cominciare dai bambini per finire agli anziani. Sin da piccolo la mia cara mamma, così come tante altre, mi portava quasi tutti i pomeriggi a giocare sull’erba della piazza, all’aria salubre dei maestosi e profumati tigli. Portava con se uno sgabellino pieghevole per sedersi e il suo lavoro a maglia per ingannare il tempo poi si metteva a chiacchiera con le altre mamme e il lavoro andava a farsi benedire. Arrivò il tempo della biciclettina a tre ruote, poi di quella a due ma con le ruotine laterali per non cadere infine, tolte le ruotine, potevo scorrazzare liberamente per la piazza al sicuro da rischi e pericoli di sorta. E venne il tempo di andarci da solo, il tempo dell’adolescenza.
La piazza è stata un punto di ritrovo per gli appuntamenti con gli amici; mi ha visto scorrazzare con la bicicletta; mi ha tollerato per qualche partita di pallone; mi è stata complice quando mi assentavo da scuola all’insaputa dei genitori; mi ha concesso il suo romantico scenario quando con la prima fidanzatina, che frequentava la scuola media vicino alla piazza, ci gingillavamo un po’ prima di tornare a casa; mi ha ospitato per trascorrere serate a ridere e scherzare in compagnia. Ed ogni occasione era buona per raggiungere la baracchina di Linda, appena oltre la porta, a consumare un’invitante granita o qualche altra cosa in base alla stagione.
La rammento nella eccezionale nevicata dell’11 dicembre 1967 che la ricoprì abbondantemente con una coltre bianca su prati, alberi, asfalto da far apparire la bianca chiesa come emergente dal manto nevoso.
Oggi, ad ogni mio ritorno a casa, non posso mancare di rendere una visita alla Piazza San Paolo e, seppur conservi intatto il suo fascino, mi piange il cuore nel vederla così vuota e lasciata a se stessa. Mi auguro che il sole torni a splendere su di essa, di ritrovarla al più presto sistemata e pulita come un tempo, ripopolata da gente di ogni età e arricchita dall’energia di tanti ragazzi che con i loro colori le restituiscano quella vitalità che ha sempre avuto e quell’alone di complicità che ha emanato per quelli della mia generazione. —
Andrea Lazzara
da Marsala
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