Il Tirreno

Pisa

Rifiuta l’esame antidroga, uno psichiatra sotto processo

Pietro Barghigiani
Rifiuta l’esame antidroga, uno psichiatra sotto processo

Il professionista fermato di notte in un’area isolata a Migliarino dai carabinieri. Dice no al test e rimedia una denuncia come se fosse stato trovato positivo

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PISA. «Dovrebbe seguirci in ospedale per il test antidroga». «Non ci penso neanche». Fine delle conversazioni con una denuncia che ora diventa un Processo. . Lo avevano fermato alle due del mattino in una strada interna nella zona di Migliarino-Traversagna.

Un controllo abituale in un contesto dove droga e sesso sono i catalizzatori di un traffico che di notte aumenta di intensità e frequenza. Secondo l’accusa non era neanche la prima volta che veniva trovato in quel posto. Quando era sceso dall’auto secondo i militari aveva tutti i sintomi di chi aveva appena assunto cocaina. La sorpresa per i carabinieri del nucleo radiomobile era arrivata quando, dopo aver contestato all’automobilista la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti, avevano verbalizzato generalità e professione del fermato.

Il presunto trasgressore era uno psichiatra 36enne, consulente di Procure e Tribunali, già dirigente Asl, oltre che collaboratore di comunità di recupero per tossicodipendenti. Alla richiesta di sottoporsi al test per confermare o meno quello che per i militari era un’evidenza riscontrabile a vista, il medico aveva opposto un rifiuto netto. Un no che si è poi tradotto in una denuncia per la violazione dell’articolo 187 del codice stradale. In pratica è come se fosse stato trovato positivo al test sull’assunzione di sostanze stupefacenti. Quella denuncia è diventata ora un processo per il professionista.

La prima udienza (giudice Paola Giovannelli, pm onorario Giovanni Pepe) è stata rinviata a primavera. Da sentire come testimoni nella lista del pm ci sono i carabinieri che quella notte fermarono il medico in una delle strade conosciute per lo spaccio a ridosso dell’Aurelia. Già in un’altra occasione lo psichiatra era stato controllato nello stesso contesto notturno a Migliarino, in quel dedalo di strade percorso da chi cerca pusher o sesso a pagamento. O anche entrambi.

Lo psichiatra si è opposto al decreto penale di condanna firmato dal gip dopo la richiesta della Procura sulla base del verbale dei carabinieri. Vuole contestare la ricostruzione dei militari, il professionista che, secondo l’accusa, una volta sceso dall’auto aveva mostrato i sintomi tipici di chi aveva da poco assunto cocaina. Una contestazione non provata, però, dal test che le forze dell’ordine gli avevano proposto e che lui aveva respinto. Di qui la denuncia come se fosse stato trovato positivo. La legge prevede un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da 6 mesi a un anno (decurtazione punti 10 - sospensione patente di guida da 1 a 2 anni - confisca del veicolo). Nel caso in questione - automobilista fermato alle 2 - l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà. Che il medico non avesse accettato il controllo dei carabinieri lo fece intendere scrivendo nel luglio 2017 sul suo profilo Facebook un post alquanto caustico: «L'articolo 187 del codice stradale è anticostituzionale per ragioni giuridiche e politiche, la prassi dell'articolo è un vero e proprio rastrellamento su base biologico-razionale. È una legge fascista». Contro la quale ora lo psichiatra combatte la sua battaglia in Tribunale. Il legale che lo assiste precisa al Tirreno che «il giudice In sede civile, dottor Scotto, adito per la medesima vicenda, ha già accertato la legittimità del comportamento del nostro assistito, in giudicato».
 

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