Gioco
Ricatto con filmato hard il pm chiede tre anni per il “regista” del video
pisa. Tre anni per tentata violenza sessuale e spaccio. Con il primo reato in contestazione nonostante l’imputato non abbia sfiorato l’obiettivo dei suoi appetiti sessuali. Per la legge è sufficiente avanzare una pretesa del genere, basata su ricatto e minacce per ottenere un’utilità - in questo caso sesso - per configurare l’imputazione che ieri si è tradotta nella pena invocata dal pm Giancarlo Dominijanni nei confronti di un 40enne della provincia (non facciamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa).
Agli atti ci sono gli sms e le conversazioni in chat attraverso le quali, per l’accusa, l’imputato, un artigiano, aveva chiesto più volte esplicitamente di avere incontri intimi con un’amica filmata durante un festino a Tirrenia a base di droghe.
L’episodio del video è avvenuto sul litorale. Lei ha molti meno anni dell’imputato. Non è insensibile al richiamo della droga. Che diventa così il passepartout per una frequentazione che si trasforma in confidenza. Un rapporto che cresce nel tempo alimentato dagli stupefacenti. Lui le procura qualche dose ogni tanto.
Un giorno le propone di andare a una festa a Tirrenia. Solo che quando arrivano nel posto in cui avrebbero dovuto esserci musica e persone trovano un altro ambiente. È ancora la droga a fare da motore alla vicenda. La giovane viene convinta a fare sesso con due uomini stranieri. E l’imputato si improvvisa regista. Il telefonino usato come telecamera con quei minuti di incontro hard conservati nella memoria del cellulare. Un gioco tra adulti con la giovane in una condizione di vulnerabilità di cui gli uomini si approfittano. Il filmato poteva restare un ricordo di un rendez vous alterato dalle droghe. E, invece, viene pensato come possibile strumento di ricatto. L’artigiano, forte delle sequenze che potrebbero compromettere la giovane, le chiede di fare sesso. L’alternativa al rifiuto è la minaccia di far girare tra WhatsApp e web quelle scene in cui è riconoscibile. Ci prova più volte nelle sue pretese fino a che l’oggetto dei suoi desideri sessuali risponde a quegli assalti sgradevoli con una denuncia.
Rinviato a giudizio con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacente e tentata estorsione, il 40enne si è visto poi modificare il capo di imputazione. Quelle immagini proibite sventolate come merce di scambio per soddisfare le sue voglie fanno salire la gravità del reato. —
P.B.
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