Il Tirreno

Pisa

Se arrivavi primo prendevi il campo migliore all’angolo di via Romiti

Gianni Costa

Le memorie dei nostri lettori: le partite alla “tedesca” e le pallonate contro la sacrestia che facevano infuriare don Alberto  

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Di piazza San Paolo non ho molte foto, ma molti ricordi, molto preziosi. Sono nato non troppo tempo fa, era il 1986 e sono cresciuto in Lungarno Bonaccorso da Padule. Non essendoci ancora smartphone, social network et similia…la piazza era il centro nevralgico di noi ragazzi che frequentavamo le vicine elementari, medie e l’oratorio della parrocchia.

Ricordo che la piazza era veramente piena di ragazzi che giocavano a pallavolo, che disegnavano con i gessetti colorati a terra e che, soprattutto, giocavano a calcio. Arrivare prima in piazza significava prendere il campo “migliore”, ovvero quello ad angolo tra via Romiti e la piazza. Quel campo a forma di “banana” dove ogni giorno si giocava tra noi ragazzi più partite, molto spesso con portiere volante e, se si vinceva, si doveva almeno dare la rivincita. Quando c’era poca gente e non si riusciva a creare due squadre ci si metteva a giocare alla “tedesca”. Ricordo anche che si cercava di tirare le “bombe imparabili” che, molto spesso, andavano a picchiare contro la sacrestia del parroco, facendo uscire il povero don Alberto a sgridarci tutti quanti ma, riconsegnandoci il pallone per il nostro gioco.

Se poi il giorno prima aveva piovuto, il campo era ottimo per provare a prendere la palla con scivolata. Certo, per noi era divertentissimo ma il problema principale era tornare a casa sporchi di fango e, spesso, con qualche cacca di cane sotto le scarpe che, nel campo della piazza era (ed è) un evergreen.

Dall’altra parte della piazza c’era una cabina telefonica che era spesso utilizzata da noi bimbi per dire ai genitori che tardavamo (“ancora 5 minuti di gioco e torniamo”), oppure per chiedergli se poteva venire il nostro amico a giocare a casa al computer.

Quando non si giocava a calcio, frequentavamo la piazza con le biciclette, sotto lo sguardo dei genitori che stavano sulle panchine ad urlarci di essere meno spericolati e scambiandosi quattro chiacchere tra loro. Ovviamente le nostre sfide erano quelle spericolate: andare su una ruota, saltare sulle mattonelle rotte della piazza ecc.

Oggi, passo spesso per quella zona e confesso che, vedendola spesso vuota, mi fa uno strano effetto.

Gianni Costa

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