Sicurezza
Botte al nido: «Sì, il bimbo pestato dalla maestra è mio figlio»
Pisa, in aula i filmati dei maltrattamenti all'asilo comunale: i genitori riconoscono i bambini nelle immagini. Un padre a un’insegnante imputata: "Ti stacco la testa"
PISA. «Sì, è Andrea (nome di fantasia, ndr) lo riconosco». La mamma ha appena visto nel video suo figlio tirato su per un braccio come fosse un sacco della spazzatura. E poi ancora la stessa frase quando il piccolo viene imboccato a forza e rimette il cibo nel piatto. Ma anche quando riceve senza un motivo apparente uno scappellotto accompagnato da una sgridata che lo annichilisce o riceve un piatto in testa. E ogni volta quelle immagini piegano in due una madre costretta ad assistere alle violenze subìte da uno scricciolo indifeso che all’epoca aveva poco più di 2 anni. Piange e si asciuga le lacrime.
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I GENITORI RICONOSCONO I FIGLI VIDEO
In attesa della sentenza contro le due educatrici di un asilo nido comunale di Pisa - il nido del Cep - a processo per maltrattamenti aggravati, lunedì 4 in tribunale a Pisa ci sono state le prime condanne. Quelle inflitte ai genitori, protagonisti e vittime di un supplizio necessario. Una ventina di coppie che, a turno, hanno dovuto sedersi davanti al giudice e allo schermo allestito in aula in cui sono state proiettate le sequenze choc. Genitori con gli occhi umidi, che si fanno forza per superare lo strazio di vedere, per l’ennesima volta ma è la prima in Tribunale, il loro figlio o figlia trattati come piccoli militari da punire.
UDIENZA AD ALTA TENSIONE
I pianti tormentati dei genitori. I volti immobili, privi di emozioni delle imputate. Sonia Ori, originaria di Sillano, 60 anni di Pisa, e Donatella Castiglioni, coetanea di Cascina, a giudizio per maltrattamenti aggravati. Non sono parti passive di un processo nato per la denuncia di due ausiliarie della mensa che nel novembre 2015 andarono dai carabinieri a raccontare urla e botte sui bimbi da parte di tre maestre (una, Marcella Ricci, ha patteggiato 22 mesi, ndr). In aula hanno chiesto, direttamente e tramite i loro legali, di acquisire le fonoregistrazioni dopo che un papà uscendo dall’aula le ha minacciate sbattendo la porta. Ori ha anche chiesto la parola per una dichiarazione spontanea: «Fuori dall’aula un genitore mi ha sputato addosso». Reggono gli sguardi di padri e madri scossi dopo aver visto cosa hanno dovuto subire i loro bambini.
Un’udienza ad alta tensione durata fino a poco prima delle sette di sera. Ogni piccolo aveva il suo video dedicato, frutto di registrazioni andate avanti dal 30 novembre 2015 al 14 gennaio 2016. Con papà e mamma a un paio di metri dalle imputate chiamati a confermare il riconoscimento del piccino e dell’educatrice che magari lo aveva appena schiaffeggiato. Nel silenzio dell’aula la colonna sonora di una commozione liquida sono i pianti dei bambini, coperti dalle urla delle maestre.
Alcuni filmati sono scosse elettriche, raccontano le violenze su uno dei bambini più fragili, sono quelli che scuotono l’aula. E a un certo punto uno commuove tutti: racconta le botte a un bimbo disabile, convincendo il giudice ad interrompere l’udienza. Sono 107 le contestazioni contro Ori. Otto quelle da cui deve difendersi Castiglioni. Un papà è stato fatto uscire dall’aula. È successo dopo che sullo schermo è apparsa la scena in cui Ori imbocca a forza suo figlio, un fagottino che piangeva spesso perché soffriva il distacco dalla mamma e per questo diventato il più bersagliato dalla principale imputata. Gli infila il cucchiaio in bocca e poi urla: «Chiudi quella bocca».
UN PADRE ALLA MAESTRA: "TI STACCO LA TESTA"
La frase rabbiosa, la costrizione del gesto, il bimbo che scoppia a piangere. E il padre che si volta verso Ori e scandisce: «Te la farei chiudere io a te la bocca». Primo richiamo del giudice Beatrice Dani. Un cartellino giallo che nel giro di qualche secondo diventa rosso. All’ennesimo maltrattamento sul figlio il padre si alza e ancora verso Ori: «Ti stacco la testa». Sa di aver esagerato e in lacrime esce dall’aula. Poi ritorna, scusandosi con quella che nei video, rivolgendosi a suo figlio, chiede agli altri piccoli «dov’è quel rincoglionito?». Ma non si risparmia verso il resto della classe. «Oggi ti faccio male davvero» oppure «rincoglionito, rompe il cazzo, duro come il muro, il rompimento di scatole». Il campionario dell’educatrice, accompagnato anche da schiaffi in testa ai piccini, è racchiuso in ore di video. Sapeva di esagerare. E in un filmato lo “confessa”: «Oggi se ci fossero state le telecamere mi avrebbero arrestato». Profezia avverata dopo qualche settimana.
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