La protesta
«Un’ammissione ritrattata senza spiegare l’alternativa»
I giudici in tredici pagine chiariscono perché Franceschi deve restare in cella Sottolineato con forza il pericolo di reiterazione del reato
CALCI. La ritrattazione delle ammissioni fatte al momento del fermo senza fornire un’alternativa. Uno stato di confusione mentale non ancora risolto. E poi il pericolo di recidiva per quei fatti che dal 18 dicembre lo tengono in una cella del Don Bosco.
Il Tribunale del Riesame di Firenze in tredici pagine firmate dal giudice estensore Maria Dolores Limongi chiarisce il no alla revoca del carcere con la concessione degli arresti domiciliari per Giacomo Franceschi, il 37enne volontario dell’antincendio di Calci accusato di essere il piromane che il 24 settembre innescò un rogo capace di distruggere 1.500 ettari tra boschi e oliveti oltre a una dozzina di case per un danno di circa 15 milioni di euro. Le accuse sono di incendio doloso boschivo e disastro ambientale. Le motivazioni del Riesame sono state depositate dopo, in ordine cronologico, il terzo no incassato da Franceschi all’uscita dal carcere disposto per la seconda volta dal gip Donato D’Auria.
«Alla ritrattazione da parte di Franceschi non si accompagna una versione alternativa dei fatti» è il senso del passaggio in cui i giudici, pur prendendo atto che l’indagato prende le distanze dal verbale in cui ammette l’episodio sotto il profilo colposo, non colgono quale sia l’eventuale altro scenario. Franceschi non lo dice. Afferma soltanto di voler ritrattare quanto detto al procuratore capo Alessandro Crini e al sostituto Flavia Alemi, in presenza dell’avvocato d’ufficio, nella caserma dei carabinieri il pomeriggio del 18 dicembre. Un fermo di indiziato di delitto poi diventato arresto in carcere convalidato dal gip.
Non basta, insomma, negare le ammissioni iniziali sull’origine colposa dell’incendio. Serve, per rivelarsi convincente, anche un’ipotesi alternativa che l’indagato al momento non ha mai rappresentato. Se nega di aver appiccato il fuoco per sbaglio e senza voler provocare il disastro, deve, insomma, chiarire il contesto in cui si trovava e dove Google Maps lo colloca nella fascia oraria delle prime fiammelle nei boschi sul Serra. Nella fascia oraria precedente le 22, ora in cui è partito l’incendio con una visibilità non più trascurabile, c’è un buco nero di una mezz’ora in cui per l’accusa Franceschi non dà spiegazioni certe. A verbale aveva fatto mettere di essere stato vittima di un attacco di panico e di aver dato fuoco ai fili della tuta e a uno scontrino che aveva in tasca lasciandolo nel bosco. —
Pietro Barghigiani
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