Il Tirreno

Pisa

tentato omicidio plurimo 

Slitta al nove febbraio l’udienza del processo allo sparatore del Cep

P.B.

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PISA. Slitta al 9 febbraio l’udienza davanti al gup in cui è imputato tentato omicidio plurimo Patrizio Giovanni Iacono, lo sparatore del Cep. Un anno esatto dall’episodio che per un giorno tenne in scacco la città con la psicosi di un pistolero in libertà.

Il giudice Donato D’Auria si è riservato su un’eccezione sollevata dall’avvocato Giuseppe Carvelli circa la mancata notifica degli atti al codifensore dopo la revoca di un legale sardo da parte di Iacono presente ieri in aula. Si costituiranno come parti civili tre delle quattro persone raggiunte dai colpi di pistola esplosi dal giovane quella mattina di febbraio. Tutti sono assistiti dall’avvocato Laura Antonelli. Il quarto ferito, tutelato dall’avvocato Tiziano Checcoli, ha preferito lasciar perdere e non chiederà il risarcimento dei danni patiti nell’assalto del giovane sardo.

Il sostituto procuratore Fabio Pelosi non ha modificato il capo di imputazione per il giovane che al nostro giornale scrisse di aver sì sparato, ma solo per ferire e non per uccidere. Con il difensore ha concordato una scelta processuale che è quella di definire in tempi brevi il giudizio. Un rito abbreviato (sconto di pena di un terzo e possibilità di fare appello) che sarà ufficializzato in occasione della prossima udienza. Che Iacono abbia sparato contro i quattro amici al bar non è discussione.

La discriminante è se voleva uccidere o ferire i suoi bersagli umani. La tesi di Iacono è che gli spari non avevano l’obiettivo di colpire per ammazzare. In una lettera al Tirreno aveva ammesso lo sbaglio per quell’azione esagerata, ma al tempo stesso con fermezza rifiutava di scusarsi e dirsi pentito. «Non volevo ucciderli, ma solo ferirli» scrisse al nostro giornale fornendo un movente e assumendosi la responsabilità di un assalto in mezzo alla strada a colpi di pistola, un’arma modificata. Altre, vere, ne trovarono gli investigatori dei carabinieri e della polizia in un casottino nella disponibilità di Iacono. «Ho dichiarato di non aver sparato ad altezza d’uomo» fu la difesa del 22enne. I quattro furono raggiunti a gambe e braccia da proiettili di piccolo calibro. In un caso la pallottola venne fermata dalla fibbia della cintura. Medicati al pronto soccorso, furono dimessi con una prognosi inferiore ai 40 giorni. —

P.B.

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