Sicurezza
Laurora è fuori dalla Lega ma sceglie di non dimettersi
Il consigliere si iscrive al gruppo misto con la denominazione “Il popolo decide” «Sono costernato per l’episodio, continuerò a sostenere lealmente la giunta»
PISA. Fuori dalla Lega e ancora dentro il consiglio comunale. Ma soprattutto dentro la bufera. Manuel Laurora ha effettivamente deciso di lasciare il gruppo consiliare del Carroccio nelle cui liste era stato eletto lo scorso giugno. Resta però nell’assemblea cittadina come componente del gruppo misto. Lo spiega lo stesso Laurora in una nota.
Si scusa, parla di «equivoco» e di «deprecabile episodio» relativamente al minuto di silenzio per la “Giornata della Memoria” e le vittime della Shoah che ha trascorso seduto al contrario degli altri presenti in Sala delle Baleari, tutti in piedi.
Poi, dopo aver ricordato di «aver onorato in piedi», ma in seconda battuta, il minuto di silenzio, ufficializza la decisione di lasciare il gruppo consiliare della Lega. «Non perché non ne condivida più il programma - spiega Laurora - ma per assumermi pienamente le mie responsabilità riguardo all’accaduto: seppur non voluto (e per il quale sono veramente ancora costernato), ritengo che tale episodio non debba coinvolgere minimamente il movimento nel quale sono stato eletto da indipendente».
Da qui l’iscrizione al gruppo misto (con denominazione “Il Popolo decide”) e comunque «l’impegno di sostenere lealmente la maggioranza e l’attività della giunta».
Laurora dunque caratterizza la sua presenza in consiglio comunale con il nome del comitato anti-moschea di cui è portavoce. Respinge invece la scelta delle dimissioni, anche se a Palazzo Gambacorti qualcuno dice che la situazione potrebbe cambiare ancora prima della prossima seduta (7 febbraio).
Le spinte in questo senso sono fortissime, anche per le dichiarazioni di Laurora al Corriere sul Mein Kampf di Hitler, libro che definisce «interessante. Certo è folle - ha aggiunto - ed è opera di un dittatore». E poi: «La scuola questi testi li nasconde un po’, invece insegnano tante cose».
A Il Tirreno, Laurora riprende il suo ragionamento, puntualizzando alcuni passaggi, ma ribadendo la sostanza: «Lo ritengo un libro folle di un dittatore, una pagina tragica della storia del Novecento, un’ideologia che poi nella guerra ha portato ad un’immane tragedia».
«Proprio per questo - prosegue il consigliere comunale - ritengo che lo si debba poter conoscere, leggere, criticare e condannare, ma senza nascondere nulla, così come la pagina terribile delle Foibe e il comunismo che alla fine hanno prodotto solo sangue e morte di innocenti. Nel 2019 si dovrebbe avere la forza di affrontare e leggere tutto alla luce del sole». —
Francesco Loi
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