Gioco
«I videogiochi possono aiutare i bambini» il blog Zenda offre consigli utili ai genitori
Gabriella Levantaci, mamma ed esperta del settore, ora vuole aprire un canale dedicato anche su You Tube
la storia
Il videogioco è buono o cattivo? Una domanda che divide da sempre i genitori. Chi è contro e chi è favore, ma soprattutto i videogiochi aiutano la crescita dei propri figli? Per Gabriella Levantaci sicuramente sì. Lei, mamma pisana di due bambini, entrambi appassionati di videogiochi, è talmente convinta delle sue idee da aprire “Zenda”, un blog su Facebook e presto anche un canale YouTube, dove mettere nero su bianco le sue idee a favore dei video-game, in compagnia di altre mamme ed esperti del settore.
Un blog nato nel novembre scorso grazie all’intuizione di Gabriella che da quindici anni si occupa di pubblicità, firmando produzioni audio e testuali, e con l’augurio di potersi mettere in contatto con sempre più genitori, non solo in Italia ma anche all’estero. «L’intenzione è di sfatare un po’ di pregiudizi che ancora circolano in questo campo - sottolinea Gabriella Levantaci - e suggerire soprattutto alle mamme la strada giusta da percorrere».
Anche il nome “Zenda” utilizzato per il blog è una scelta tutta familiare. “Mio figlio - continua Gabriella - chiamava così il videogioco “Legend Zelda”, non riuscendo a pronunciare bene la elle. Da qui l’idea di utilizzare questo nome per il sito che possa essere una piattaforma di discussione e di aiuto per tanti genitori, ancora smarriti e soprattutto con le idee non molto chiare». Ed in effetti la materia si presta ad un dibattito serio, nella consapevolezza che ogni genitore debba stare attento alla frequenza dell’utilizzo e alle ore che i bambini ed i ragazzi passano alle prese con apparecchi tecnologici, ma mai vietare, secondo la blogger pisana. «Attualmente sopra i videogiochi - spiega Gabriella Levantaci - c’è una montagna fatta di pregiudizi, allarmismi e sentito dire. Una tale non conoscenza della materia che sta producendo un risultato: le mamme non sono in grado di affiancare i loro figli in questa attività e ognuna si dissocia con il proprio stile. Da una parte ci sono le mamme che danno ai bambini la più totale liberà di scelta e il potere di autogestirsi. Dall’altra ci sono quelle che escludono quasi completamente questa attività dalla vita dei loro figli, convinte che in questo modo li stiano proteggendo dallo sviluppare una sorta di ritardo sociale o di congelamento precoce dei neuroni».
Ma entrambe le scelte, secondo Gabriella Levantaci, sono sbagliate e potenzialmente dannose. «Il perché è molto semplice - continua la nostra blogger -. In prima battuta perché non è davvero possibile pensare che un bambino possa vincere la lotta contro il marketing. Facciamo fatica a restare in piedi noi adulti, figuriamoci lui. Le sue scelte saranno sempre pilotate dalla pubblicità e da chi ha come fine ultimo l’acquisizione di un numero sempre maggiore di utenti. Oppure le sue scelte saranno quelle dei compagni di scuola, salvo poi scoprire che non siamo tutti uguali e che, soprattutto durante l’infanzia, persone coetanee possono avere caratteristiche emotive estremamente diverse. Questo significa che un titolo adatto per Paolo di 8 anni è dannoso per Luca di 8 anni. In seconda battuta più che di ritardo sociale parlerei di isolamento sociale. I videogiochi sono una realtà e negarla significa mettere i bambini in una potenziale situazione di svantaggio rispetto ai loro amici».
Ma per Gabriella Levantaci è soprattutto importante sfatare altri miti. Primo tra tutti eliminare una lunga lista di pregiudizi che da sempre affianca il settore videoludico. «I videogiochi ad esempio - afferma convinta la blogger - sono un ottimo mezzo per migliorare la coordinazione mano-occhio essenziale per poter scrivere. Mentre a livello sociale sono un ottimo strumento per imparare il significato di parole come cooperazione. E non è vero ad esempio che i videogiochi creano problemi alla vista, così come non è vero che i videogiochi istigano ad avere comportamenti violenti o che addirittura tirano fuori la parte peggiore di noi. L’importante è saper dosare bene i tempi, ma assolutamente non vietare».
Il dibattito è più che aperto e il blog Zenda è a disposizione di tutti i genitori (pro e contro). —
Roberta Galli
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