Il Tirreno

Pisa

la cerimonia 

Dall’insulto alla memoria alle celebrazioni in Sala delle Baleari

D.R.
Dall’insulto alla memoria alle celebrazioni in Sala delle Baleari

A Palazzo Gambacorti le iniziative organizzate dall’amministrazione con le autorità locali per non dimenticare l’Olocausto 

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PISA. «Una ricorrenza dolorosa che chiama tutti a riflettere sulle atrocità di cui può essere capace l’uomo e sulle aberrazioni a cui possono condurre le ideologie che non riconoscono la dignità e la sacralità dell’essere umano». L’importanza della memoria unita alla necessità di non rimanere indifferenti di fronte ai focolai di odio, antisemitismo e negazionismo che la storia non è riuscita a spegnere. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato dalle autorità civili e militari, dal rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella, dal dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Giacomo Tizzanini, dagli studenti che hanno partecipato al Treno della memoria, dai rappresentanti di Anpi e Aned e dalla comunità ebraica che ieri mattina hanno partecipato in Sala delle Baleari alla celebrazione della Giornata della Memoria organizzata dall’amministrazione per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Durante l’iniziativa, accompagnata dalle musiche dell’orchestra d’archi del liceo Carducci, il prefetto Giuseppe Castaldo ha consegnato ai familiari di Pio Bellini, deportato nel campo di Fraureuth dal settembre 1943 al maggio 1945, la medaglia d’onore alla memoria. «Ottant’anni fa, a San Rossore, il Re Vittorio Emanuele III firmava le leggi razziali - ricorda il sindaco Michele Conti -. L’applicazione di quelle assurde leggi, fondate su un abominevole pregiudizio, comportò l’espulsione dai luoghi di lavoro pubblici, dagli Atenei e dalle scuole di lavoratori, studenti e docenti ebrei: bravi cittadini che si ritrovarono per la loro religione a subire una discriminazione che li privava del lavoro e del diritto di studiare. La firma delle prime leggi razziali avvenne a Pisa: una pura casualità, derivata dal fatto che il Re si trovava nella sua tenuta a San Rossore. Eppure per i pisani questa contingenza appare come un paradosso. Pisa è una città che ha una storia di grandi aperture e di relazioni verso mondi diversi - prosegue Conti -. È utile richiamarsi a coloro che non sottovalutarono e non furono indifferenti. Questo giorno deve essere l’occasione per assumere l’impegno a non dimenticare e contribuire alla costruzione di un mondo più giusto fondato su pace, democrazia e libertà». —

D.R.

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