Il Tirreno

Pisa

blitz con manette 

Investe tremila euro e ne rivuole 18mila

Sabrina Chiellini
Investe tremila euro e ne rivuole 18mila

Arrestato per estorsione un macedone che da mesi teneva sotto scacco con minacce e percosse due cascinesi

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PISA. Investe tremila euro e arriva a richiederne indietro diciottomila. Nessun investimento avrebbe mai potuto rendergli tanto. E alla fine l’estortore cade nella più classica delle trappole, organizzata da una delle vittime e dai carabinieri, e viene arrestato.

La storia, avvenuta tra Cascina e Pisa, si trascinava da alcuni mesi. L’arrestato aveva investito circa tremila euro con la promessa, poi venuta meno, di raddoppiarli. A quel punto il giovane ha pensato di guadagnarci molto di più, usando la violenza e le minacce.

I carabinieri - alle indagini hanno lavorato i militari di Cascina e della compagnia di Pisa - hanno bloccato l’estorsore in un centro commerciale alle porte di Pisa, subito dopo che aveva intascato 200 euro dall'operaio di Cascina al quale aveva prestato gli iniziali tremila euro. Soldi che dovevano servire, così dicono le “vittime”, per effettuare un investimento finanziario a nome dell’operaio di Cascina che, negli ultimi sette mesi, è stato più volte picchiato e minacciato da colui che voleva ottenere indietro non solo il capitale ma una somma complessiva di 18mila euro. In carcere, con l'accusa di estorsione, è finito un macedone di etnia Sinti di 25 anni, Emran Alioski. L’arrestato è difeso dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria. «Prima di rilasciare dichiarazioni voglio parlare con il cliente» risponde il legale a Il Tirreno.

La vicenda, ricostruita dai carabinieri di Cascina dopo la querela presentata dalla vittima e dal consulente finanziario, era iniziata un anno fa, quando il Sinti aveva affidato i tremila euro all’amico cascinese. Soldi da investire, attraverso il promotore finanziario, in titoli sudamericani con la promessa di un guadagno semestrale pari al capitale investito. L’investimento era stato proposto all’operaio, ma i soldi li aveva messi il macedone. A giugno scorso l’investitore si è reso conto che il guadagno sperato non si era concretizzato. Può capitare, vista la crisi dei mercati. Ma il giovane non l’aveva presa bene. A quel punto gli era stata restituita solo la somma che lui (che ha precedenti di polizia e che forse non voleva figurare) aveva prestato all'operaio. La restituzione del capitale ha segnato l’inizio dell’estorsione. Perché il macedone non si è accontentato: ha cominciato a minacciare il promotore e l’operaio che, in più di un’occasione, sono stati anche picchiati. I due, spaventati, gli hanno consegnato una prima tranche di 8mila euro e l’operaio gli ha pure pagato una vacanza in Spagna. Pagamento ricostruito con riscontri e acquisizioni documentali. Lo straniero ha poi continuato a minacciarli: a dicembre ha chiesto al suo prestanome altri 10mila euro proseguendo con le richieste vessatorie. Da qui la decisione dell’operaio e del promotore di denunciare il loro incubo. Le indagini hanno portato alla trappola, concordata con i carabinieri, e scattata subito dopo il pagamento di un acconto. I militari, non appena l’operaio ha consegnato una mazzetta da 200 euro, si sono presentati di fronte al macedone e lo hanno arrestato. —Sabrina Chiellini



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