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Minniti: l’errore più grande è mettere in contrapposizione sicurezza e umanità

Francesco Loi
Minniti: l’errore più grande è mettere in contrapposizione sicurezza e umanità

Dibattito alle Officine Garibaldi con l’ex ministro degli Interni: «Spero che il Pd trovi un leader per contrastare i populismi»

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PISA. «Dobbiamo ascoltare le persone arrabbiate ed impaurite. E dobbiamo lavorare per liberarle dalla rabbia e dalla paura. Al contrario gli altri, i populisti, hanno l’obiettivo di tenerle incatenate a rabbia e paura». È il punto più alto, d’intensità e di decibel, di tutti gli interventi di Marco Minniti alle Officine Garibaldi. L’ex ministro degli Interni è venuto in città per presentare il suo libro “Sicurezza è libertà. Terrorismo e immigrazione: contro la fabbrica della paura”. Immigrazione, populismo, paura, diseguaglianze. Ci sono tutti i temi principali del dibattito politico-sociale italiano, europeo e mondiale. E s’intersecano, più semplicemente di quel che si potrebbe pensare, con la fase pre-congressuale del partito di Minniti, il Pd. Perché, per usare le parole di Valeria Fedeli, altro ex ministro del governo Gentiloni, «il libro di Marco è un programma politico che propone riflessioni e soluzioni». Con Minniti e la Fedeli, alle Officine Garibaldi, “caldo” dibattito con l’ex deputato Federico Gelli e il presidente dell’area pisana del Cnr, Domenico Laforenza, moderatore il direttore de Il Tirreno, Luigi Vicinanza.

Minniti non si sottrae da subito agli interrogativi serpeggianti, mentre Zingaretti avanza nei pronostici come segretario nazionale dei democratici. «Perché ho ritirato la mia candidatura? Primo perché il congresso andava fatto subito dopo la sconfitta elettorale. Secondo perché mi sono chiesto se ci sia davvero spazio, in un partito al 18%, per sette proposte e piattaforme politiche differenti. Ho fatto un gesto d’amore verso il Pd», prosegue Minniti tirando poi la stoccata che non ti aspetti: «In un partito con eccessi di individualismo meglio pensare all’interesse collettivo», dice forse non a caso al fianco dell’ex renziano Gelli diventato zingarettiano. «Mi batterò perché uno dei candidati possa raggiungere il 51%, serve assolutamente una leadership nel Pd per contrastare il populismo attuale».

In questo modo, Minniti cerca e chiede gli strumenti perché il centrosinistra torni competitivo sulla scena. «A proposito di immigrazione, è sette mesi che questa maggioranza ci fa passare tutto come se ci fosse un’invasione in corso. Non è così. Questa si chiama strategia della tensione. Si deve tenere la gente su un barcone perché possa affermarsi quell’idea, il messaggio che c’è sempre qualcosa che trasmette paura alla gente».

Certo diventa automatico chiedere a Gelli la ragione per cui il Pd ha perso le elezioni a Pisa, accusando un distacco netto dagli avversari proprio sul tema della sicurezza. L’ex deputato annuisce: «Una problematica trattata troppo spesso come fanalino di cosa. E la gente sceglie l’originale, la destra brava a fare propaganda, non chi da sinistra rincorre». La svolta, per Minniti, si concretizza dando attuazione al titolo del suo libro “Sicurezza è libertà” perché «si deve comprendere - è la ricetta - che la sicurezza non è data da una volante in più che gira per la periferia. La sicurezza passa per la piazza bene illuminata, per il verde pubblico decorosamente assistito, per una urbanizzazione corretta». La chiave, per l’ex ministro, è però culturale: «A mettere in contrapposizione i principi di sicurezza ed umanità si rischia di imboccare una strada difficile. All’umanità non si può rinunciare». —

Francesco Loi

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