Il Tirreno

Pisa

il braccio di ferro 

Moschea, ricorso al Tar per stoppare la controvariante del Comune

Francesco Loi
Moschea, ricorso al Tar per stoppare la controvariante del Comune

La comunità islamica: noi abbiamo sempre teso la mano anche per un’altra soluzione ma l’amministrazione ci ignora

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Una corsa contro il tempo. Il duello sulla moschea tra l’Associazione Culturale Islamica e il Comune è ora tutta affidata alla velocità delle procedure. Mentre «la pratica per il rilascio del permesso a costruire deve essere ancora istruita dai competenti uffici tecnici», sottolinea il presidente dell’associazione Mohammad Khalil, la giunta Conti spinge sull’acceleratore per portare in consiglio comunale la controvariante. Ovvero, cancellare dalle previsioni urbanistiche la previsione di un luogo di culto a Porta a Lucca, in via del Brennero, di fronte al Cus. Lo snodo è chiaro: se interviene prima il consiglio comunale adottando e poi approvando la controvariante, l’altra procedura sarebbe cancellata «e la moschea - dice Khalil - non sarebbe più realizzabile».

Così, la comunità islamica chiede l’intervento del Tar Toscana impugnando le delibere di indirizzo della giunta e il conseguente atto di avvio del procedimento. L’obiettivo è quello di ottenere una sospensiva. «Tuteleremo i nostri diritti - dice Khalil - in sede giudiziaria contro ogni atto che sembra ispirato dal solo desiderio di contrastare libertà fondamentali riconosciute dalla Costituzione». I rapporti tra comunità islamica e Comune vanno avanti a suon di lettere. Palazzo Gambacorti ha comunicato di voler procedere con l’esproprio dei terreni (per pubblica utilità) non appena sarà arrivato il prima via libera del consiglio comunale. Motivo principale, evitare aggiunte di traffico in una zona già troppo sollecitata, anche in previsione della ricostruzione nel quartiere dello stadio Arena Garibaldi. La comunità islamica ha invece preannunciato il ricorso al Tar. «Abbiamo avuto un incontro con il Comune lo scorso agosto - ricorda Khalil -. Avevamo detto: se Porta a Lucca non va bene, troviamo un’altra soluzione. Ci era stato risposto: ci rivediamo a settembre. Invece niente e sono cominciate le procedure per la variante urbanistica. Noi avevamo teso la mano, in cambio abbiamo ricevuto una chiusura totale. Noi siamo una comunità di 2mila persone e tanti sono cittadini italiani. Ma forse per loro non esistiamo».

Khalil parla nei locali di via delle Belle Donne, a due passi da Corso Italia, dove si ritrova da 25 anni la comunità islamica. «Lo vedete, è un luogo piccolo. Il venerdì, giorno di preghiera, da una decina di anni andiamo al Cus. Sono raduni di 3-400 persone. Qualcuno ha mai notato ingorghi e traffico in tilt? L’unico scopo è impedire la realizzazione della moschea». La conclusione: «Guardate che la costruzione di un nostro luogo di culto va a favore della città, tiene unita la nostra comunità che raccoglie 27 nazionalità differenti. Se ognuna si organizzasse con un proprio luogo di preghiera la situazione diventerebbe ingestibile. Noi speriamo sempre di poter realizzare la moschea». —



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