Attenzione
La rivendicazione dei liceali: «Gravi problemi strutturali»
Gli studenti del Buonarroti: «La nostra scuola ha carenze inaccettabili: fu costruita nel ’71 e i materiali utilizzati scadevano dopo 35 anni. Sono sempre lì»
PISA. «Ricorriamo a questa forma di protesta dopo anni di manifestazioni pacifiche e tentativi di dialogare con le istituzioni che da anni temporeggiano sui piani da attuare e sui fondi da trovare per il nostro istituto».
Sono contenute in un lungo “documento politico”, le rivendicazioni che hanno spinto gli studenti del Buonarroti ad occupare nuovamente il liceo scientifico, “liberato” pochi giorni fa da una precedente occupazione. «La nostra scuola – scrivono gli studenti – ha problemi strutturali inaccettabili: quando l’edificio (ospitato nel complesso Marchesi, ndr) è stato costruito, nel 1971, i materiali utilizzati erano a scadenza (35 anni): ciò significa che da 12 anni frequentiamo una scuola fatiscente. Giornalmente affrontiamo i disagi legati alla struttura: infiltrazioni d’acqua, danni ai muri e alle porte, termosifoni non funzionanti, mancanza e malfunzionamenti delle apparecchiature nei laboratori e lo spostamento di alcune classi nell’istituto Santoni per mancanza di spazi (alcuni anni fa è crollato anche un lucernario)».
Criticità strutturali alle quali si aggiungono rivendicazioni politiche. «Sappiamo che l’occupazione rappresenta un segno di rottura molto forte – proseguono gli occupanti – ma abbiamo deciso di adottarlo in quanto ci vogliamo dissociare dalle politiche susseguitesi in questi ultimi anni, dalla riforma Gelmini alla Buona Scuola fino agli ultimi provvedimenti del ministro Bussetti. Queste riforme hanno contribuito a svilire un’istituzione già in ginocchio. La sicurezza nelle scuole non è garantita dai controlli della polizia e dall’aumento di telecamere (come previsto dal decreto scuole sicure), ma con fondi per i soffitti che crollano, per le scuole inagibili, per le temperature non regolari, per una scuola che fornisca agli studenti un percorso di crescita morale, civile e culturale, ma che soprattutto sia accessibile a tutti. Accessibilità implica una scuola con costi meno elevati: il caro libri e il contributo volontario dovrebbero garantire l’efficienza del materiale didattico che spesso viene a mancare. La scuola non deve solo prepararci in maniera accademica tramite un’istruzione standardizzata, ma prepararci ad esercitare i nostri diritti in quanto cittadini attraverso l’educazione civica, assente nei programmi scolastici. Le nostre intenzioni – concludono gli occupanti – sono di difendere il ruolo degli studenti e quello degli insegnanti, svalutato a causa delle mansioni dirigenziali e amministrative che il corpo docenti aspira ad assolvere, sminuendo il lavoro dell’insegnante che è quello fatto in classe attraverso il faticoso confronto con i ragazzi». —
D.R.
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