Sicurezza
Scuola devastata, il preside querela gli studenti-vandali
Cinque ragazzi identificati saranno denunciati per danneggiamento aggravato. Il 16enne pentito: «I danni? Volevo morire»
PISA. La denuncia è arrivata. Il preside dell’Ipsar Matteotti, Salvatore Caruso, si è presentato in questura per sporgere querela contro i teppisti che hanno occupato e devastato la sua scuola. Il provvedimento – per ora, come da prassi, solo a carico di ignoti – permetterà alla Digos di dare un nome e un volto ai ragazzi che hanno occupato abusivamente l’istituto alberghiero, impedendo il regolare svolgimento delle lezioni da sabato a martedì scorsi.
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Per i cinque giovani che sono stati colti in flagrante dalle telecamere durante gli atti di vandalismo, invece, scatterà presto una denuncia d’ufficio per danneggiamento aggravato, con gli atti che non sono ancora stati trasmessi alla procura. Un iter indipendente dalle informazioni rese da Caruso, di cui Il Tirreno aveva già anticipato. Grazie alla querela del preside, ora, la Digos potrà accelerare le indagini per gli eventuali altri reati ravvisati. Due su tutti: l’invasione di edifici e l’interruzione di pubblico servizio. Gli inquirenti, in ogni caso, in attesa dei risultati dei rilievi della Scientifica si erano già attivati guardando le immagini delle telecamere di sicurezza del Matteotti e dei tanti video circolati su Internet, incluso quello del ragazzo sorpreso a orinare nell’angolo di un’aula e filmato da un amico che si fuma una canna.
«Ho guardato i filmati – commenta Caruso – e chi ha fatto quei danni, è esterno alla scuola. I reati ipotizzati? Io faccio il preside, non il poliziotto. E non ho mai avuto una lista dei colpevoli. Mi sono limitato a raccontare genericamente i fatti». Anche i carabinieri stanno esaminando il girato acquisito dalla scuola limitatamente al primo atto vandalico, quello della notte fra venerdì e sabato, quando furono provocati circa quattromila euro di danni, meno dei 20mila dell’ultimo raid. I militari hanno anche esaminato i documenti dei due ragazzi (uno di quarta superiore, l’altro di quinta) che avevano dimenticato carta d’identità e tessera sanitaria nel giubbotto lasciato lì durante la fuga dallo stesso preside e dall’assistente di cucina Abdou Lettif Sall, entrati all’improvviso per liberare l’alberghiero dall’occupazione violenta. Dalle immagini potrebbero partire anche le denunce per il furto dei 18 computer (più quello fisso portato via dalla vicepresidenza) avvenuto nelle notti fra venerdì e domenica.
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Nel frattempo torna a parlare il sedicenne (ora pentito) che in un video del Tirreno aveva attaccato il preside, reo di «non aver» ascoltato «gli studenti per anni», uno dei motivi alla base dell’occupazione lampo. «Quando ho visto il defibrillatore rotto e i danni volevo morire – dice – ma sto male anche solo a riparlare di questo argomento. In quell’attimo non ero lucido, avevo paura e mi dissocio da ciò che ho detto. Chi ha distrutto la scuola è uno stupido perché la protesta non doveva prendere questa piega. Perché ero incappucciato? Per paura dei professori».
Torna a parlare anche la mamma, dopo l’intervista al Tirreno. «Mio figlio – conclude – per qualche altro giorno resterà a casa, anche se dall’istituto invocano la sua presenza. Quella mattina è entrato all’alberghiero mentre la scuola era già occupata, passando da una porta laterale lasciata aperta». —
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