Il Tirreno

Pisa

Caruso contro i vigilantes: «Hanno lavorato male»

Stefano Taglione
Caruso contro i vigilantes: «Hanno lavorato male»

Il dirigente dell’alberghiero attacca le guardie giurate: «Violato il contratto» Ieri la scuola ha riaperto e gli studenti sono finalmente ritornati alla normalità 

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PISA. «I vigilantes, di notte, non hanno svolto il loro lavoro. O meglio: lo avranno anche fatto, ma al 50% delle loro possibilità. Noi, come scuola, paghiamo dei canoni importanti e in questo caso il contratto è stato violato».

Non le manda a dire il preside dell’alberghiero Matteotti, Salvatore Caruso, nel giudicare il presunto operato delle guardie giurate che avrebbero dovuto sorvegliare l’istituto. «Ho già parlato con loro – continua il dirigente – e presto ci incontreremo perché non è ammissibile che succedano certe cose». Secondo quanto dichiarato dallo stesso preside nei giorni scorsi al Tirreno, infatti, le guardie private nella notte fra venerdì e sabato, in occasione del primo dei tre atti vandalici, non sarebbero passate fuori dall’edificio, mentre domenica sarebbero arrivate tardi, quando ormai gli studenti erano già dentro.

La scorsa notte, invece, in un servizio mirato disposto dal questore Paolo Rossi le volanti della polizia, per gran parte della serata, hanno girato la città pattugliando le scuole. Le due nuove occupazioni dei licei Dini e Russoli, infatti, sono andate a compimento dopo ore, quando già era l’alba. Sorvegliato speciale il Matteotti, che per fortuna almeno stavolta è stato risparmiato.

Intanto proseguono le indagini della Digos. Almeno cinque ragazzi – è quanto emerge da fonti vicine all’istituto – sarebbero stati identificati dalle immagini delle telecamere consegnate agli inquirenti e a breve potrebbero essere denunciati per la fattispecie più grave: il reato di danneggiamento aggravato. Ma il lavoro degli agenti è solo all’inizio. Gli studenti immortalati dai filmati sarebbero comunque la frangia violenta degli occupanti, non tutti, solo coloro che all’Ipsar avrebbero spaccato arredi e attrezzature.

Ieri, per fortuna, l’alberghiero ha riaperto, tornando alla normalità. «Stamani (ieri per chi legge ndr) i rappresentanti di istituto – dice Caruso – mi hanno raggiunto senza che io li avessi chiamati per dissociarsi da qualsiasi forma di violenza. Sono contento, perché la maggior parte dei ragazzi non ha niente a che fare con quanto accaduto. Loro sono le prime vittime». Domani ci sarà il collegio dei docenti, sede in cui con ogni probabilità verrà chiesta la massima rigidità in vista del consiglio di istituto che deve ancora essere messo in calendario, presumibilmente all’inizio della prossima settimana.

Docenti, genitori e dirigenti riuniti, infatti, decideranno per quali reati denunciare i baby-teppisti. «Ma prima polizia e carabinieri ci devono dare nomi e cognomi – continua Caruso – altrimenti non andiamo da nessuna parte. Confido nel lavoro della magistratura». Alcuni sono già noti: sono due alunni di quarta e quinta che venerdì notte, in occasione del primo raid, hanno dimenticato i giubbotti con dentro i documenti di identità prima dell’irruzione mattutina del preside e del suo assistente di cucina, Abdou Lettif Sall.

Nel frattempo il preside viene attaccato sul blog «della Pisa che non si rassegna», riscattopisa.it. «Nel suo sfogo sulle pagine dei giornali – si legge – Caruso ha dichiarato di essere particolarmente adirato con i vigili del fuoco e di essere intenzionato a denunciarli. Cosa avranno fatto i pompieri per irritarlo così tanto? Forse si sono rifiutati di obbedire ai suoi ordini e irrompere nella scuola occupata?». Ma il diretto interessato smentisce. «Io certe cose non le ho mai dette». —

Stefano Taglione

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