La protesta
Studenti-vandali, parla il sociologo: «Distrutto il valore dell’istruzione e questa è l’amara conseguenza»
Paolo Crepet analizza la diversa percezione dell’istituzione da parte dei ragazzi. Ma anche dei grandi, che usano parole sbagliate
Da alcuni decenni, in questo Paese, la scuola è l’ultimo dei pensieri. Lo dice senza troppi giri di parole il sociologo Paolo Crepet.
Cosa spinge dei ragazzi a devastare la scuola dove studiano?
«Purtroppo la scuola, in Italia, è l’ultimo dei pensieri. Denigrata, con insegnanti mal pagati. Molta gente dice che andare a scuola o non andarci è la stessa cosa e non sto parlando dei ragazzi. Quindi è chiaro che se tu sminuisci il valore di un’istituzione fondamentale, poi ne paghi le conseguenze. Pensi al classico D’Azeglio di Torino, frequentato dall’avvocato Agnelli, dove c’era stato Pavese: lì c’erano insegnanti che quando passavano in città la gente si toglieva il cappello. C’era un rispetto intellettuale, perché i licei sono da sempre il tempio della formazione per la classe dirigente di un Paese».
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Quindi viene meno anche l’idea che la scuola sia un bene comune, che sia qualcosa che ti appartiene.
«È un segno dei tempi, si dà alla scuola meno valore di prima. Penso anche alla battuta di Briatore che dice che il figlio lo educa lui e non serve che si laurei. Però un ragazzo non penserebbe mai di vandalizzare il proprio motorino. O la discoteca dove va a ballare con gli amici. La scuola sì, si può fare, perché ha un valore inferiore nella loro testa».
Dipende anche dal peso che danno i “grandi” all’istituzione scuola?
«Bisogna stare attenti alle parole. Se si svalutano l’istituzione e il luogo, le conseguenze sono queste. Anche il luogo è importante: non si investe più sulla scuola. Avete visto una scuola moderna progettata da un grande architetto? Sono belle se sono edifici storici, di un’altra epoca».
Quanto influiscono i tempi attuali su vicende di questo genere?
«Non la prenda come polemica politica, sia chiaro. Ma se lei partecipa a un governo che ha fatto la “buona scuola” e io vengo dopo di lei, pur con tutto il mio consenso, e distruggo la “buona scuola” senza farne una migliore cosa devo aspettarmi? Il messaggio è stato che la “buona scuola” di Renzi non funzionava, ma al tempo stesso non è stato lanciato il messaggio che l’avrebbero fatta “buonissima” o comunque “migliore”. Non è stato percepito che ci sarebbe stato un investimento. È stato svalutato il concetto stesso di educazione. Oggi non si vuole educare più e si pensa che la scuola sia l’ultimo dei posti dove si possa far crescere bene dei ragazzi. Si può dire che i vandali ci sono sempre stati. Vero, c’erano anche ai miei tempi, ma erano quattro scemi, l’eccezione di una regola. Oggi il fenomeno è quasi di massa e non c’è condanna da parte degli altri».
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