Sicurezza
La protesta torna in piazza e dal corteo arriva la condanna agli studenti-vandali
Le voci della manifestazione: «Il nostro obiettivo non è distruggere ma migliorare il sistema scolastico»
Intonano a più riprese Bella ciao e invocano nuove occupazioni. Rivendicano strutture scolastiche sicure e si scagliano contro il ministro Salvini e la Lega.
La protesta studentesca cresce e diventa anche politica. Circa 600 studenti medi, tra cui anche delegazioni provenienti da Livorno, Lucca, Cascina e Pontedera, ieri mattina sono tornati in piazza allargando a più fronti la mobilitazione scattata la scorsa settimana con un’ondata di occupazioni. Striscioni, pugni al cielo e decine di rivendicazioni sono confluiti in una manifestazione che ha attraversato pacificamente il centro e non solo. «Vogliamo scuole sicure», urlano a più riprese gli studenti evidenziando i problemi strutturali e l’assenza di spazi adeguati con cui molte scuole sono costrette a convivere da anni. La lunga lista di “motivazioni” che ha spinto gli studenti a riunirsi in corteo per la seconda volta in meno di una settimana si compone però anche di rivendicazioni prettamente politiche. I manifestanti puntano il dito contro le politiche “anti-immigrazione” del governo, sottolineante con cori e cartelli contro il ministro Salvini, ma anche contro le ordinanze antidegrado ed altri provvedimenti della giunta pisana. L’obiettivo dei manifestanti è ancora una volta il Comune, dove la scorsa settimana gli studenti sono stati respinti dal cordone di forze dell’ordine durante il tentativo di occupare simbolicamente l’atrio del Municipio.
Il fallito tentativo di occupazione del Matteotti fa però virare la protesta verso l’istituto alberghiero, dove il corteo si traduce in un presidio di “solidarietà” verso gli studenti della scuola che hanno provato a “prendere” l’istituto seguendo l’onda di occupazioni che si è abbattuta la scorsa settimana sugli istituti superiori cittadini (Fascetti, da Vinci, Santoni e Buonarroti). «Qualcuno ha deciso di devastare l’istituto, ma questo non è l’obiettivo della mobilitazione - criticano alcuni manifestanti -. Lo scopo non è distruggere o fare danni, ma portare avanti precise rivendicazioni per cercare di migliorare il sistema scolastico, dall’edilizia alle riforme che il governo sta approvando». Sotto accusa finiscono i tagli all’istruzione contenuti nella legge di Bilancio, che prevede una sforbiciata di circa quattro miliardi in un triennio (a partire dal 2020), il piano “scuole sicure” e il nuovo esame di maturità. Una riforma tardiva, quest’ultima, che secondo gli studenti «estende enormemente i programmi, ma senza tenere conto dei ristretti tempi scolastici».
Dal Matteotti, la marcia del corteo verso Palazzo Gambacorti è ripresa facendo tappa davanti al complesso scolastico Concetto Marchesi, diventato secondo gli studenti il simbolo delle criticità strutturali che molte scuole pisane vivono. «L’emblema della nostra protesta - proseguono i manifestanti -. A Pisa esistono poche eccellenze dal punto di vista strutturale e dell’efficienza degli spazi: cattedrali nel deserto in un contesto “marcio” in cui niente funziona». Quello che gli studenti definiscono il “tempo del riscatto” si esaurisce con l’arrivo della manifestazione davanti al Comune presidiato dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa e con un’assemblea in piazza XX Settembre, dove i manifestanti mettono sotto accusa la giunta. «Le politiche del “vietare” portano solo disagio sociale - sottolineano -. Occorre ripartire dalla cultura e dalla cultura del rispetto e non proibire di sedersi su uno scalino o di mangiare un panino in strada. La cultura nasce però nelle e dalle scuole e se queste non funzionano il malessere sociale non può che aumentare».
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