Il Tirreno

Pisa

TIRRENIA 

Furto sacrilego in chiesa rubati due candelabri l’appello di padre Luciano

Donatella Lascar

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tirrenia. È stata una domenica mattina amara per la comunità dei fedeli della chiesa di San Francesco a Tirrenia. Amara sì, perché proprio nel giorno in cui si santifica la festa non è certo bello scoprire che qualcuno di notte è entrato in chiesa per rubare. Per rubare poi soltanto due candelabri di ferro, uno di San Francesco e uno di Sant’Antonio, di scarso valore, solo qualche decina di euro ma, è il gesto, come ha sottolineato padre Luciano da dietro l’altare dopo aver raccontato il fatto alla fine della funzione, che ferisce, perché è una mancanza di rispetto verso un luogo destinato al raccoglimento e alla preghiera.

«Una mancanza di rispetto – spiega il sacerdote –, perché la chiesa non è solo la casa di Dio ma la casa di tutti. Per questo invito tutti voi – rivolgendosi alla comunità dei fedeli presenti alla messa -, a vigilare e a domandare, se vedete qualcuno qui in giro intorno alla chiesa, se vuole qualcosa o qualcuno. Vi invito ad essere ancora di più comunità». Il parroco non è incorso in recriminazioni, non ha accusato nessuno e dalla sua bocca non sono uscite parole di astio ma solo di preoccupazione per un gesto che non ha spiegazioni visto il magro bottino. Difficile catalogare un furto come questo. Forse una ragazzata, un’idea venuta così, per passare la serata pensando magari che fosse divertente senza però calcolare le conseguenze nei confronti di chi attribuiva a quei candelabri senza valore un qualcosa d’importante.

Quello che è successo somiglia più a uno spregio visto che non è stata scassinata né la cassettina delle offerte destinate ai poveri e neanche quella delle candele per prendere gli spiccioli. Rimane comunque il fatto che nella notte tra sabato e domenica, qualcuno ha sfondato la porta accanto alla chiesa dove si accede ai locali destinati al catechismo e da cui si può entrare direttamente in chiesa e se n’è uscito con i due candelabri.

A scoprire il furto sono stati i frati quando, come ogni mattina, si sono alzati per celebrare la messa. I danni sono minimi ma la ferita del gesto era presente tra i fedeli che alla fine della messa se ne sono tornati a casa mugugnando increduli per quello che era successo. Nessuno ha lanciato accuse ma solo commenti del tipo: “Ma, ora anche questa”. Qualcuno scuoteva la testa. Però, tra la gente, si sentivano ripetere anche le frasi lanciate dal parroco dall’altare: «Bisogna essere più uniti, più comunità, bisogna vigilare sulla chiesa come fosse la casa del vicino». —

Donatella Lascar

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