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Rifiuti interrati: in due rinviati a giudizio

Stefano Taglione
Rifiuti interrati: in due rinviati a giudizio

Pisa: il gup accoglie il patteggiamento per altre due persone che avrebbero sversato letame, ma non per il proprietario del podere e un'altra persona

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PISA. Secondo l’accusa avrebbero sotterrato calcinacci e altri materiali di risulta in un appezzamento di terreno rialzato del Podere Monfalcone di Coltano. Per questo ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Pietro Murano, ha rinviato a giudizio due persone (fra i quali il proprietario dell’azienda agricola, Luigi Di Pede) accogliendo invece la richiesta di pena concordata fra le parti per altri due agricoltori, che avrebbero interrato solamente del letame.

La vicenda – secondo quanto emerso – venne alla luce il 22 febbraio dell’anno scorso, con i sequestri della polizia municipale su disposizione della Procura della Repubblica e l’intervento di Asl e Agenzia regionale per la protezione ambientale per le analisi del sottosuolo dell’azienda di via del Viadotto. Fra le forze dell’ordine arrivate all’alba c’erano anche i carabinieri forestali. Gli agenti locali guidati dal comandante Michele Stefanelli, quella mattina, hanno bussato alla porta dell’agricoltore pisano Di Pede, notificandogli l’atto e circoscrivendo l’area dove si sarebbero verificati gli episodi contestati, ampia circa un ettaro (50 metri per 200).

Nel corso delle indagini sarebbe stato escluso sia l’inquinamento delle falde, sia più in generale quello ambientale, dopo i rilievi effettuati da Asl Toscana nord ovest e Arpat, i cui tecnici si sono subito recati in zona insieme ai carabinieri forestali e alla polizia municipale. Il reato ipotizzato, lo stesso alla base dei patteggiamenti, è infatti quello di deposito incontrollato di rifiuti.

Ieri, nel corso dell’udienza con la pubblico ministero Miriam Pamela Romano, il giudice per l’udienza preliminare Pietro Murano ha negato due richieste di pene concordate fra le parti, accogliendone altrettante con una pena inferiore a un anno di reclusione. Queste ultime erano le posizioni giudicate più lievi dalla procura e riguardavano due agricoltori che avevano interrato sotto il Podere Monfalcone solamente del letame e non materiali edili da risulta, come invece sarebbe stato accertato negli altri casi.

Per questo, viceversa, il patteggiamento è stato respinto per Di Pede e una seconda persona, un imprenditore edile. Secondo una prima ricostruzione in alcuni casi i rifiuti, anziché essere interrati, sarebbero anche stati bruciati. È quanto sarebbe risultato dalle indagini svolte dalla polizia municipale e chiuse l’anno scorso con il blitz all’alba nel podere di Coltano, che gli agenti hanno svolto insieme ai carabinieri forestali, all’Agenzia regionale per la protezione ambientale e all’Asl. —


 

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