Sicurezza
Botte e insulti ai bambini in classe Chiesto il processo per una maestra
La Procura contesta i maltrattamenti aggravati dopo l’indagine dei carabinieri. Grazie ai filmati riconosciute 17 parti offese
pisa. Quei filmati sembrano la replica di scene viste mille volte. Fotogrammi di impotenza e dolore. I piccoli alunni esposti agli scatti d’ira di una maestra. Le mani alzate, gli strattonamenti per riportare ordine in classe che all’insegnante doveva essere sembrato fuori controllo. E che per i bimbi altro non era che il loro modo di stare insieme. Corpicini indifesi e offesi con schiaffi su mani e teste.
Un copione consumato e che disturba la vista solo a scorrere i video anche con occhio distratto. Si vedono gli scolari di una elementare in provincia trasformati in bersagli inermi dei modi ritenuti maneschi della loro maestra.
È stato un comportamento monitorato per settimane grazie a riprese realizzate con telecamere nascoste dentro la classe della scuola ricavata in un istituto comprensivo. A chiusura delle indagini il sostituto procuratore Flavia Alemi ha chiesto il rinvio a giudizio della maestra con l’accusa di maltrattamenti aggravati. Un reato con pene variabili da 2 a 6 anni. La fattispecie in contestazione è dovuta al ruolo della docente e a quello che prevede il codice penale con i bimbi sottoposti «alla sua autorità e a lei affidati per ragioni di educazione e istruzione». Insomma, la maestra quegli alunni doveva educarli e insegnare loro i primi rudimenti didattici anziché terrorizzarli con schiaffoni e insulti rifilati con una frequenza che ora rischia di diventare materia processuale.
L’inchiesta nasce con le segnalazioni dei genitori che si vedono tornare a casa i loro figli a volte imbronciati. Qualcuno confida a mamma e papà che la maestra traduce in botte le sue sfuriate, urla e impreca contro i piccoli scolari.
Li riprende per niente e per qualunque cosa i nervi saltano. Un clima da incubo che finisce nelle denunce ai carabinieri. Il magistrato su un tema così delicato ricorre allora allo strumento delle registrazioni video. Chiede e ottiene dal gip l’autorizzazione a installare le telecamere nelle classi dove la maestra si occupa degli alunni. Quello che viene filmato diventa la sceneggiatura di un film già visto a Pisa con il caso dell’asilo nido comunale o in altre storie analoghe di terrore in classe. Per l’accusa si va oltre i modi, volendo anche spicci, di un’insegnante che impone la disciplina con il rigore.
Bimbe e bimbi vengono maltrattati non solo fisicamente, ma anche a livello psicologico. Nelle riprese vengono identificati tutti. Sono 17 le parti offese che, in occasione dell’udienza preliminare per valutare il rinvio a giudizio, potranno costituirsi parte civile e chiedere i danni all’imputata in caso di condanna. —
Pietro Barghigiani
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