Il Tirreno

Pisa

La truppa dei pisani alla conquista di Sanremo «Siamo i Circus e il Festival è... un gran circo»

Carlo Venturini
La truppa dei pisani alla conquista di Sanremo «Siamo i Circus e il Festival è... un gran circo»

Gli Zen in gara con “L’amore è una dittatura”: «Cantiamo un amore che è una richiesta di aiuto. Un amore che pone una domanda sociale» 

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l’intervista

Da vent’anni, sono stati definiti “sporchi, brutti e cattivi”. Ora si cingono di corone e bouquet di fiori in quel di Sanremo. Gli Zen Circus canteranno al Festival della canzone italiana di Sanremo, il brano “L’amore è una dittaura” . «E dovevo arrivare nel 2019 per scoprire che Baglioni è comunista»: dice scherzando Massimiliano “Ufo” Schiavelli degli Zen a proposito della posizione sui migranti, considerata anti-Salvini, espressa da Baglioni e al centro di non poche polemiche in questi giorni. «Musicalmente siamo apposto – continua Ufo – abbiamo già provato con l’orchestra della Rai ed ora siamo in giro per Roma per farci delle foto per l’immaginetta tipo santino che vuole il Festival per il televoto, suppongo».

Come vi siete preparati per Sanremo?

«Semplice: il Festival è un gran circo e quindi noi Circus, si va al circo. La cosa più dura per ora sono le interviste. Se ne fanno in continuo. Ho scoperto che esiste ancora Grand Hotel e siamo reduci da un’intervista con Donna Moderna».

Ritornando al duetto –duello Baglioni-Salvini...

«Noi andiamo all’Ariston per fare ciò che sappiamo fare. E cioè suonare. Saremo noi. Stop. Mi piace la direzione artistica di Baglioni e non sono mai stato un suo fan».

Seguivi Sanremo almeno da piccino?

«Da piccino per forza. Coi miei genitori. Non potevo uscire la sera. Appena ho avuto le chiavi di casa, ho smesso. Sono cresciuto con musica inglese ed americana. Avevo in punk nelle orecchie. Ma poi... Sai quante volte sono andato su Youtube a vedermi i mostri sacri di Sanremo come Nada? Secondo me Sanremo per un po’ si è adagiato, impigrito, brizzolato. Poi si è riacceso. È il festival della musica italiana e noi facciamo musica italiana. Dove si doveva andare?».

Il brano “L’amore è una dittatura” , ce lo racconti?

«Il titolo è emblematico ma si presta a più interpretazioni ed ognuno dirà la sua. Per noi, non si tratta di un amore del tipo “io e te” . Non è un amore alla sanremese della prima ora. È un amore che è una richiesta di aiuto. Un amore che pone una domanda sociale. È un chiedersi che cosa ci facciamo qui e quale è la nostra posizione, il ruolo in questa società. È l’amore secondo gli Zen e lo cantiamo da 20 anni ed anche se si è leggermente evoluto, è sempre lui, netto».

Con voi ci sarà anche un altro pisano, Francesco Motta.

«Siamo tanti! Dalla Toscana siamo un bel gruppone. Ci sono i Negrita, c’è Nigiotti. Speriamo non ci mettano a dormire negli stessi alberghi sennò sai che casino! Nigiotti mi piace. Motta lo conosciamo da una vita. Sembra di stare ad una festa. Il concorso...? Boh, appunto. Più che altro pare una festa tra noi».

Delusioni?

«Forse il teatro dell’Ariston. Pensavo fosse più grande. Invece è piccino e questo vuol dire che ci daranno pochi biglietti omaggio per invitare chi ci pare. Anzi per ora di questi inviti, non se n’è visti».

Con gli Zen Circus, Pisa manda anche Motta con il brano “Dov’è l’Italia” . Si annuncia quindi una Sanremo tra i più indie che ci siano mai stati. Gli Zen e Motta seguono altre orme di pisanità lasciate sul Teatro dell’Ariston da Riccardo Fogli (pontederse) che ha vinto Sanremo con “Storie di tutti i giorni” , Don Backy (santacrocese) con “L’immensità” , la straordinaria Petra Magoni, due volte all’Ariston con “Voglio un Dio” e “E ci sei” , ed infinite gli Homo Sapiens vincitori nel 1977 con “Bella da morire”. Gli Zen non sbagliano un colpo e non dormono mai peggio dei vampiri. L’estate scorsa si sonno acciuffati il Premio Pimi durante la 23esima edizione del Metting Etichette Indipendenti (Mei); lo stesso premio lo ha vinto anche da Motta nel 2016. –

Carlo Venturini

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