Il Tirreno

Pisa

«Giustizia è fatta, sono un perseguitato»

Francesco Loi

Andrea Buscemi: sono pronto a querelare tutti quelli che nei miei confronti hanno mostrato negligenza o malafede 

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PISA. «Sono contentissimo, credo che questa sentenza faccia finalmente giustizia». Seduto sul divano della sua casa in centro, Andrea Buscemi prova ad assaporare la soddisfazione per il suo ricorso accolto dalla Cassazione, con annullamento della sentenza d’appello con la quale l’assessore (della Lega) alla cultura era stato riconosciuto responsabile a livello civile del reato di stalking. Al suo fianco la compagna Martina Benedetti e l’avvocato Rubina Colombini.

Legge e rilegge, Buscemi, il comunicato stampa dalla Casa della Donna, l’associazione con la quale ha in atto da mesi un feroce braccio di ferro. L’attore non capisce «l’insistenza e l’atteggiamento». Dice: «Sono stato assolto in primo grado dopo tre anni di processo a Pisa che ha sviscerato tutto. Sono stato assolto e prescritto a Firenze, pur con possibile risvolto in sede civile. Ora la Corte di Cassazione che dice no, no, no. Questo significa che per quanto riguarda la storia di questo processo è tutto finito. Tutto finito».

«Io sono innocente, lo ripeto a chiare lettere». Buscemi si sfoga: «La giustizia in Italia esiste. Non credo alla possibilità di interpretazioni diverse del dispositivo della Cassazione: l’italiano è italiano e la sentenza è molto chiara. Basta, è finita». Un’unica finestra che, ammette, rimane aperta. «Non è detto che Buscemi - dice parlando di sé in terza persona - debba risarcire, lo deciderà il giudice civile».

Sistema le carte dei processi, ne sottolinea alcuni passaggio. Chiede un bicchiere d’acqua e riparte di slancio: «Mi considero un perseguitato, sono stato preso di mira».

Poi passa al contrattacco: «Se ho intenzione di procedere con le querele? Assolutamente sì. Anche perché, purtroppo, l’impressione è che si tenti di intorbidire ulteriormente le acque. Con chi ce l’ho in modo particolare? Nessun nome, con tutti quelli che, per negligenza personale o in malafede, forniscono una chiave di lettura di questa vicenda che non sta né in cielo, né in terra. Per come mi hanno fatto passare, Pacciani era un novellino rispetto a me. Voglio ricordare che la prescrizione è un istituto giuridico contemplato dal codice penale».

Era sembrata scricchiolare la sua poltrona di assessore, tra polemiche esterne e vicenda giudiziaria in bilico. «Ho sempre sentito l’appoggio dei miei colleghi politici, addirittura l’affetto. Perché loro mi conoscono come persona. Sanno benissimo che non sono né un matto, né un mitomane. Se vengo rifiutato da una donna me ne vado, non insisto, non faccio lo stalker. Martina sta con me da nove anni, se avesse ravvisato in me una stranezza comportamentale se ne sarebbe accorta da tempo».

«Sono sempre rimasto me stesso - prosegue -. Ho sempre creduto nella giustizia. Essendo innocente, non mi sorprende che tutte le fasi di giudizio stiano rispondendo nel modo giusto. Ho avuto degli avvocati in gamba. Andiamo avanti, certamente meno assillato, spero, dalle preoccupazioni. Che non derivano dalla vicenda in sé, ma da tutto il resto. Impossibile essere attaccato in continuazione, anche politicamente, per cose che sai di non aver fatto. Mi sento un perseguitato e direi che a questo punto, grazie a questa sentenza della Cassazione, posso sperare che mi facciano lavorare finalmente in pace per il bene della città. Questa è anche una vittoria del sindaco Michele Conti, che non ha mai vacillato nei miei confronti, e della Lega». —

Francesco Loi

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