Il Tirreno

Pisa

dopo le dimissioni choc 

«Si è data un immagine falsa di Pisa, come di una città piccola e arroccata»

Carlo Venturini ; Altro servizio a pag.10
«Si è data un immagine falsa di Pisa, come di una città piccola e arroccata»

Sulla vicenda della Normale grande delusione e amarezza nelle reazioni del mondo della ricerca e dell’accademia pisana

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. «I toni ed i modi della politica locale sono stati troppo forti ma la Normale ha forse peccato in comunicazione interna e in condivisione, così alla fine ci si rimette tutti perché emerge l’immagine falsata di una Pisa piccola, arroccata, dove non ci si parla». È la sintesi del pensiero dello scienziato e ricercatore Domenico Laforenza che parla da «osservatore informato sulla questione Normale a Napoli» e non come presidente del Cnr di Pisa. Laforenza apprezza il tentativo di Barone di «allargare l’influenza e l’operatività della Normale verso Napoli anche perché è stata scelta una università prestigiosa e tra le più antiche d’Europa» . «Inoltre, il nostro Paese – continua Laforenza – ha bisogno di innalzare non solo la qualità dei suoi docenti e ricercatori bensì di aumentarne anche la quantità visto che in Italia ci sono quattro ricercatori ogni mille impiegati ed in Germania, nove. Pertanto l’iniziativa di Barone andava in questa giusta direzione: allargare la qualità ed aumentare la quantità di personale docente e studentesco altamente preparato e competitivo». Ma ci sono tanti “ma” sull’intera vicenda partenopea. «Va preso atto – così apprendo dai media – che la stragrande maggioranza del corpo docente e studentesco della Normale ha “dimissionato” Barone. Segno forse questo di un errore di comunicazione interna tra la direzione e la base o il corpo docente. Dall’altro, è mancata anche la condivisione all’esterno di un piano strategico così importante, una condivisione che doveva vedere coinvolti non solo altri enti ma anche la stessa politica nel rispetto comunque dell’autonomia del mondo accademico». Per il numero uno del Cnr pisano, «condividere non significa avere tutti la stessa opinione bensì discutere ad un tavolo, in una cabina di regia ed uscire dalla porta con un progetto comune o il più possibile condiviso». Ecco, che di nuovo è venuta meno la cabina di regia con una fuga in avanti di una pedina fondamentale nello scacchiere del sapere a Pisa ed in Italia. «Secondo la mia opinione, il direttore della Normale che stimo particolarmente sia come scienziato che come persona – continua Laforenza – avrebbe potuto spiegare che dall’operazione, uscivano tutti vincitori: vinceva la Normale, il circuito universitario pisano, la Toscana, Napoli ed il Paese intero». E veniamo alle ingerenze della politica. «Premetto subito che i toni ed i modi sono stati offensivi e irriguardosi. L’ingerenza della politica è sempre sbagliata ma la politica, e non importa il vessillo partitico, può giocare un ruolo positivo e fruttifero quando invita al confronto tutti i protagonisti. Questo si chiama fare il bene di una comunità, di una città, di un Paese. Anche questo, è venuto meno».

Paolo Mancarella, rettore dell’Università di Pisa ha fatto sapere che preferisce «non commentare questa vicenda comunque sgradevole sia per l’accademia che per la città» . Mentre il professor Marco Santagata, tra i firmatari di un documento a sostegno di Barone, dice «L’iniziativa di Barone, oltre ad essere supportata da un accurato e credibile piano didattico e scientifico, aveva il pregio di portare una proposta concreta per la crescita culturale dell’Italia meridionale. Si sta parlando di un’istituzione, quella della Normale riconosciuta a livello internazionale per il suo prestigio, ed ora, per il momento, l’abbiamo ridimensionata ad una misura di limitante e limitata pisanità». Maria Chiara Carrozza, già ministro del Miur ed ora docente alla Scuola Sant’Anna, commenta così: «Non penso che la politica debba entrare nelle questioni che attengono il mondo della ricerca e tanto meno nelle vicende interne di una istituzione prestigiosa come la Scuola Normale. Mi auguro che questo non sia un passo verso l’arroccamento territoriale del sapere, e spero che la neonata federazione delle scuole universitarie superiori possa contribuire a un progetto di estensione territoriale della Scuola Normale anche al sud a partire dal valore fondante della mobilità sociale per i talenti meritevoli». Non si fa attendere la replica degli studenti della Normale con Michele Gammella: «Barone non ha condiviso nulla con nessuno. Mi auguro che, dopo Barone, si rinsaldino i legami con l’ateneo. Noi allievi della Normale, siamo in primis studenti dell’ateneo e non vorremmo essere penalizzati da rapporti logori». —

Altro servizio a pag.10

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