Sicurezza
«Scuola umiliata, docenti e allievi potevano evitarlo»
«Ho il cuore sanguinante, l’ateneo dovrebbe contraddire il tono terribile della vita pubblica, non introiettarlo. Ha fatto trionfare la Lega»
PISA. «Da membro di un’altra università, fino a pochi mesi fa professore alla Federico II, ho evitato fin qua di parlarne. Da normalista, dico oggi che ho il cuore sanguinante». Oggi, da professore dell’università per stranieri di Siena, quasi per beffarda coincidenza proprio la città in cui Vincenzo Barone sperava di far gemmare un altro clone della Scuola superiore, Tomaso Montanari si sente finalmente di poter parlare della sua «mamma Normale» e della crisi che sta vivendo Palazzo della Carovana. Per lui, fiorentino, uno dei più affermati storici dell’arte in Italia e nel mondo, quella che ha appena investito l’ateneo d’eccellenza è «una storia avvilente - dice - che non vede vincitori interni: ma solo sconfitti».
Non se lo nasconde, l’allievo di Paola Barocchi e “pupillo” dell’ex direttore Salvatore Settis. Sarà pur vero, sembra intendere Montanari: insieme allo smacco leghista, si sono sollevati gli studenti. «Non c’è stata trasparenza e condivisione del progetto», scrissero proprio nei giorni in cui Conti e Ziello rivendicavano la salvaguardia del «marchio». Ma ciò che resterà negli annales di piazza dei Cavalieri sarà lo scalpo politico del Carroccio pisano, l’inedita ingerenza e conquista da parte di un partito conservatore di un pezzo di autonomia di un vivaio universitario e culturale per natura promotore di innovazione. «Mi pare che sia tutta la Scuola - dice non senza amarezza Montanari - a uscirne umiliata pubblicamente. Con l’inguardabile, osceno finale della Lega che trionfa. Forse i contendenti interni avrebbero potuto evitarlo, fermandosi tutti un attimo prima nelle rispettive azioni, dichiarazioni, reazioni. La Scuola dovrebbe contraddire il tono terribile della vita pubblica del Paese, non introiettarlo: forse doveva essere più anticonformista. Più normalista, non meno. Moderazione, continenza, prudenza, addirittura carità: ecco le virtù oggi necessarie per un pensiero diverso».
Che poi si potesse mettere in discussione il progetto di Barone è ovvio, lascia intendere lo storico dell’arte. Anche se lui non sembra volerlo bocciare in toto. Non almeno nel nucleo concettuale, nella sua spinta originaria. Il peccato originale? Affidarne la paternità e la realizzazione proprio ad un’università. «L’Italia avrebbe certo bisogno di altre Scuole Normali - conclude - Tuttavia, non penso che la loro eventuale creazione possa essere affidata a università esistenti, per quanto autorevoli. Ci vorrebbe un processo complesso e difficile: e le precondizioni sarebbero una politica straordinariamente sensibile e una Normale consapevole, unita e decisa. Bisognerebbe lavorarci per anni: e solo dopo celebrare l’eventuale risultato. La politica degli annunci è un altro tratto dominante del presente. Da rigettare». —
Mario Neri
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