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Ingegnere pisano in carcere il caso finisce in Regione
Appello alla Farnesina da parte del consiglieri del Pd Mazzeo, Nardini e Pieroni «È necessario fare tutto il possibile per cercare di riportare Fulgencio a casa»
pisa. «È necessario mettere in campo tutte le azioni di sostegno ed assistenza per rintracciare e portare a casa Fulgencio Obiang Esono». La commissione affari istituzionali del consiglio regionale ieri ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri pisani del Pd Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni per chiedere alla Farnesina di fare tutto il possibile per liberare l’ingegnere pisano rapito lo scorso settembre a Lomé, capitale del Togo, e consegnato al regime della Guinea Equatoriale, suo paese di origine.
«Speriamo che con questo voto - commentano i tre consiglieri - si possa tornare ad accendere i riflettori su questa assurda vicenda che riguarda un nostro concittadino, rapito e detenuto illegalmente in una delle carceri più dure del mondo, in una nazione governata da una feroce dittatura. Auspichiamo che Fulgencio possa essere liberato al più presto per tornare in Italia e riabbracciare la famiglia».
Secondo quanto accertato dall’Interpol, il professionista residente a Pisa dal 1988 è stato rapito lo scorso 18 settembre poco dopo l’arrivo a Lomé, che aveva raggiunto per discutere un’offerta di lavoro. Con lui sono stati fermati anche due cittadini residenti in Ciad originari della Guinea Equatoriale e un equatoguineano residente in Spagna. In base ad un vecchio trattato tra i due Stati, i quattro, considerati oppositori del regime, sono stati consegnati alla polizia della Guinea Equatoriale.
Obiang Esono è detenuto nel carcere Black Beach di Malabo, ritenuta la prigione più disumana al mondo, e sottoposto al più duro regime carcerario, fatto di torture, vessazioni e quantità di cibo che consentono la sola sopravvivenza. «Il regime golpista, al potere da quasi 50 anni in Guinea, è uno dei più repressivi e antidemocratici al mondo e Fulgencio ne è un esplicito oppositore, soprattutto da quando suo cugino fu ucciso - commenta Nardini -. Quanto sta accadendo è inaccettabile: continueremo a fare il possibile per rompere la cortina impenetrabile del regime e garantire al nostro concittadino la vicinanza e il sostegno delle istituzioni». —
D.R.
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