Sicurezza
Caos Normale, i dubbi del direttore Barone: resistere o dimettersi
Domani la seduta del Senato Accademico con la mozione di sfiducia: il direttore giocherà d’anticipo, ma per qualcuno «avrebbe i numeri» per restare
PISA. C’è chi descrive il clima all’interno della Scuola Normale «molto pesante». Sono giorni di incontri, riunioni e riflessioni. Quelle decisive, in un senso o nell’altro. Domani, nella seduta del Senato Accademico, gli allievi della Scuola presenteranno la mozione di sfiducia nei confronti del direttore Vincenzo Barone. Il quale, a questo punto, ha tre strade di fronte: reggere e chiedere di contarsi per verificare la fiducia, dimettersi o farsi sfiduciare. Sono in tanti a garantire che la terza opzione è da escludere. Barone deciderà prima: forzare per restare nonostante tutto («e forse avrebbe anche i numeri», si dice nei corridoi del Palazzo della Carovana) oppure dimettersi.
Gli esiti delle riunioni in corso alla Scuola, docenti da una parte ed allievi dall’altra, saranno probabilmente determinanti nella scelta. Di sicuro Barone è rimasto molto soddisfatto della lettera che trecento professori di università italiane e straniere hanno firmato in suo sostegno e soprattutto a sostegno del suo progetto per aprire a Napoli un “clone” della scuola universitaria di eccellenza pisana. Barone aveva progettato per la Federico II una sede della Normale dove realizzare, tra l’altro, corsi di astro-chimica, di blue economy, di beni culturali 2.0. A seguito delle polemiche il Miur ha mantenuto il finanziamento per realizzare una scuola di alta specializzazione universitaria a Napoli, ma ha bloccato l’uso del nome Normale per altri istituti universitari di eccellenza diversi da quello fondato a Pisa da Napoleone Bonaparte nel 1810.
Gli studenti e parte del corpo docente chiedono le dimissioni di Barone, anche sottolineando che la scelta di aprire una sede a Napoli avrebbe snaturato i principi e fatto perdere centralità alla prestigiosa istituzione di Pisa.
Tutto questo sarà contenuto nella mozione di sfiducia all’ordine del giorno della seduta del Senato Accademico, composto dal direttore (che lo presiede), dal vicedirettore, dai tre presidi, idal preside dell’Istituto Ciampi, da quattro rappresentanti dei professori ordinari o associati, uno per ciascuna area disciplinare presente nella Scuola non rappresentata dai presidi, da un ricercatore rappresentante dei ricercatori e degli assegnisti di ricerca, da due rappresentanti degli allievi dei corsi ordinari, da un rappresentante degli allievi dei corsi di perfezionamento/dottorato e da un rappresentante del personale tecnico amministrativo.
La componente studentesca è quella che più si è esposta contro Barone. «La richiesta di dimissioni - hanno ribadito in una nota - non deriva da una difesa campanilistica della Scuola Normale né da fantomatici sentimenti anti meridionalisti: la nostra critica è sempre stata nel merito della questione, contro un progetto che non ci ha mai convinto e che soprattutto non è mai stato discusso all’interno della Scuola, ignorando ed umiliando tutti gli organi democratici della Scuola». Aggiungono: «Fa tristezza vedere come la mozione di sfiducia nei confronti del direttore venga presentata come un’iniziativa personale di alcuni studenti e non come l’espressione della volontà di un’intera comunità studentesca». —
F.L.
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