Il Tirreno

Pisa

Spaccio, scarcerato la mattina e la sera torna di nuovo in manette

di Pietro Barghigiani
Spaccio, scarcerato la mattina e la sera torna di nuovo in manette

Era già stato fermato il primo gennaio uno dei due finiti in manette in un magazzino  

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PISA. Scarcerato la mattina, arrestato la sera. Sempre per spaccio e a distanza di qualche decina di metri dal primo fermo. Lo avevano bloccato i carabinieri il primo gennaio in una traversa di via del Cuore, una traversa di via delle Belle Torri con eroina, cocaina e hashish. Mercoledì è comparso davanti al giudice che ha convalidato l’arresto e lo ha rimesso in libertà con il divieto di dimora a Pisa. Lo stesso giorno, intorno alle nove di sera, è stato ammanettato di nuovo, stavolta dalla polizia, mentre con un amico stava confezionando eroina e cocaina per un totale di almeno 500 dosi (valore sui 10mila euro). Entrambi, Moes Gabsi, 38 anni, tunisino e Said Lamzouri, 50 anni, marocchino, sono finiti al Don Bosco su disposizione del magistrato di turno Aldo Mantovani. Stamani è in programma l’udienza di convalida in carcere. Gabsi è difeso dall’avvocato Sara Baldini che mercoledì lo aveva assistito per la direttissima dopo l’arresto di Capodanno.

Stupefacente dalla qualità non eccelsa quello rifilato in giro, stando alle lamentele sguaiate di un cliente che ha spinto un residente a chiamare il 113. Da giorni il cittadino aveva notato, sotto la sua abitazione, un andirivieni di balordi e facce truci che era meglio evitare. La scenata in mezzo alla via del tossico insoddisfatto della bontà dose ha chiarito di che genere fossero quelle frequentazioni. Ha iniziato a urlare come un forsennato rivolgendosi ai venditori con insulti e offese. Una piazzata che ha provocato una reazione concreta.

Niente restituzione dei soldi per la droga avariata, ma la telefonata del residente in questura, stanco di quel viavai di sbandati a due passi da casa sua. Le indicazioni ai poliziotti sono state precise. Le imprecazioni del tossico erano mirate verso l’ingresso di un fondo commerciale. La sala operativa ha inviato sul posto due volanti, coordinate dal commissario capo Fabrizio Valerio Nocita, che si sono appostate a distanza dal punto lungo la via. Quando poi la porta del magazzino trasformato in centrale di confezionamento e spaccio si è aperta e un maghrebino ha visto i poliziotti schierati in strada, l’operazione ha avuto il suo start. Il nordafricano, nella sua lingua, ha iniziato a urlare a un’altra persona che era dentro il locale. Pochi secondi e i poliziotti hanno fatto irruzione nel fondo inseguendo i due immigrati che nel frattempo avevano cercato di distruggere le prove della loro attività illecita.

Uno dei due spacciatori ha provato a scappare da una porta secondaria, ma è stato bloccato. L’altro ha cercato di gettare nel wc la droga. Tentativo inutile. Un agente lo ha placcato per poi recuperare la cocaina in fondo al water. Nel locale sono stati sequestrati migliaia di ritagli di cellophane circolare, di solito usati per il confezionamento della sostanza, due bottiglie di metadone, un coltello e carta stagnola per la termosaldatura. Perquisiti sul posto, addosso ai due nordafricani e dentro una scarpa sono state trovate 125 dosi di eroina appena preparate, e altri due agglomerati di eroina destinati alla produzione di almeno 400 dosi, per un sequestro complessivo di quasi un etto di stupefacente. Sequestrati anche 90 euro in banconote di vario taglio.

In questura, consultando la banca dati, i poliziotti hanno scoperto non solo i numerosi precedenti della coppia di pusher capaci di rifornire buona parte del centro storico. La curiosità è arrivata dal più giovane, il tunisino, che giusto nella tarda mattinata era stato liberato dopo l’arresto avvenuto il primo gennaio. Il giudice lo aveva rimesso in libertà con l’obbligo di stare lontano da Pisa. Appena uscito dall’aula è tornato al suo “lavoro” a qualche centinaio di metri dal Tribunale. Quella dose scadente ha innescato prima le proteste del cliente e poi l’arrivo della polizia. E la libertà goduta per alcune ore si è interrotta in una cella del Don Bosco.
 

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