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il caso 

Disabile 84enne “prigioniero” in casa, problemi nei soccorsi

Sabrina Chiellini
Disabile 84enne “prigioniero” in casa, problemi nei soccorsi

L’ennesimo ricovero in ospedale, la barella dell’ambulanza non riusciva ad entrare nell’appartamento Apes di soli 37 metri quadrati

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PISA. «Da oltre un anno chiedo un aiuto ad Apes per i miei anziani genitori che vivono in una casa popolare di 37 metri quadrati. Nessuno mi ascolta, mio padre è invalido al cento per cento e quando questa mattina (ieri per chi legge, ndr) si è sentito male la barella dell’ambulanza non riusciva a entrare in casa. Per questo ho deciso di rivolgermi al Tirreno». . Annalisa Buccoliero non nasconde la rabbia e la stanchezza che inevitabilmente prendono a chi, oltre a dover assistere una persona disabile, si scontra ogni giorno con un muro di gomma.

I genitori di Annalisa, che lavora come operatrice socio-sanitaria all’ospedale Santa Chiara e abita a Cascina, vivono ormai da anni in un alloggio di via Ticino a Pisa.

«Mia madre ha 81 anni e mio padre, che di anni ne ha 84, è anche invalido perché malato di Alzheimer. Tutto questo rende ancora più complicata la situazione. Ho chiesto di poter avere un bagno con i servizi per chi ha un handicap ma non mi hanno risposto. Ho chiesto anche di poter trasferire i miei genitori in un alloggio popolare a Cascina per poterli avere più vicini e per poterli aiutare. Neppure questa mia richiesta è stata presa in considerazione. Così mia madre e una persona che a volte viene ad aiutarci sono costrette a lavare mio padre in cucina perché nel bagno non c’è lo spazio necessario per manovrare la carrozzina e per spostare lui in sicurezza. Vi sempre possibile tutto questo? Noi, ovviamente, ci siamo rivolti all’azienda che si occupa delle case popolari, l’Apes. Le risposte non sono arrivate, ma i problemi invece continuano ad aumentare».

La donna prima lavorava all’ospedale di Pontedera, poi per assistere i genitori ha chiesto il trasferimento a Pisa. Ma la malattia del padre progredisce e le difficoltà non mancano.

Ieri, dopo un malore, l’anziano è stato nuovamente trasportato all’ospedale di Cisanello.

«Non chiedo tanto – aggiunge la donna –, vorrei solo che mio padre potesse essere assistito come richiede la sua malattia e che potesse avere un casa dignitosa, considerata anche la sua grave invalidità. Invece, mi sto rendendo conto che anche dopo un anno di richieste non c’è alcun segnale di disponibilità da parte di Apes. Ed è per questo che ho deciso di rendere pubblica la nostra situazione, nella speranza che chi può aiutare la mia famiglia lo faccia».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ieri mattina, c’è stata quando la barella dei soccorsi non riusciva a entrare in casa per dare la possibilità al personale dell’emergenza sanitaria di prendersi cura dell’anziano. «Non è giusto che un disabile sia lasciato in queste condizioni».

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