Il Tirreno

Pisa

inchiesta sul piromane del serra 

Franceschi, ricorso al Riesame per avere almeno i domiciliari

P.B.
Franceschi, ricorso al Riesame per avere almeno i domiciliari

Atti depositati l’ultimo giorno disponibile: ora il Tribunale fiorentino dovrà pronunciarsi entro dieci giorni dall’arrivo dei documenti da Pisa

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PISA. C’è il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca degli arresti in carcere per Giacomo Franceschi, il 37enne di Calci al Don Bosco dal 18 dicembre con l’accusa di essere il piromane che ha incendiato i Monti Pisani distruggendo 1.500 ettari per un danno di almeno 15 milioni di euri.

L’avvocato Mario De Giorgio lo ha depositato lunedì mattina alla cancelleria fiorentina. Il Tribunale ha ora cinque giorni di tempo per chiedere gli atti e poi pronunciarsi entro 10 giorni dalla data in cui li riceverà. Entro domenica 13 gennaio è ragionevole supporre il deposito dei giudici del Riesame. E a quel punto il 37enne volontario dell’antincendio calcesano conoscerà il suo destino in questa fase di indagini preliminari: carcere o arresti domiciliari.

Franceschi in occasione dell’udienza di convalida si avvalse della facoltà di non rispondere, ma a livello ufficioso disse di voler prendere le distanze da quanto detto e messo a verbale il giorno del fermo in cui aveva fatto ammissioni in senso colposo. A suo dire la sera del 24 settembre avrebbe bruciato uno scontrino nel bosco perché preso da un attacco di panico e in attesa che i farmaci gli facessero effetto giocherellava con un accendino, ma non voleva causare un incendio di quelle proporzioni.

Ora spetta al Riesame valutare se le esigenze cautelari sono venute meno anche per il tempo trascorso o per l’eventuale cambio di atteggiamento dell’indagato. Al giudice di Pisa disse di stare male, di essere confuso, ma che, comunque, prendeva le distanze da quanto disse durante il fermo ai magistrati dando una spiegazione di origine colposa e non dolosa dell’episodio.

Una condizione, quella di stress dichiarato del 37enne, che all’epoca significava rimandarlo a casa e nei luoghi in cui avrebbe potuto ripetere di nuovo il gesto incendiario. È stata la tesi per la quale il gip confermò la cella per Franceschi. In questi giorni di detenzione, il volontario è stato seguito da uno psicologo. È apparso abbastanza tranquillo e l’incontro con la sorella ha contribuito a dargli forza per affrontare un momento difficile che ha travolto anche i suoi affetti familiari. —

P.B.



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