Il Tirreno

Pisa

Inferno Monte Serra

Il presunto piromane del Monte Serra viene seguito tutti i giorni dallo psicologo del carcere

Pietro Barghigiani
Giacomo Franceschi con un collega durante un intervento antincendio sui Monti Pisani
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Giacomo Franceschi con un collega durante un intervento antincendio sui Monti Pisani

Monitoraggio costante per Giacomo Franceschi, accusato di aver scatenato l'inferno sui Monti Pisani. Al Riesame la decisione sugli arresti domiciliari attesa per i primi di gennaio

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PISA. Un sostegno psicologo costante non solo al momento di entrare in cella, ma anche nel corso di una detenzione che dura da nove giorni.. Giacomo Franceschi non viene perso di vista nel carcere Don Bosco dove si trova dalla sera del 18 dicembre. Un medico segue costantemente il 37enne di Calci arrestato con l’accusa di essere il piromane che il 24 settembre ha innescato un incendio capace di distruggere 1.500 ettari dei Monti Pisani e danneggiare una dozzina di case per un danno stimato in circa 15 milioni di euro.

Quello che il personale sanitario sta monitorando è la tenuta psicologica di Franceschi in una condizione di forte stress per una persona che dalla mattina alla sera viene catapultata in un ambiente lontano anni luce dalla sua quotidianità. Non viene escluso il timore di gesti autolesionistici e per questo lo psicologo ha incontri giornalieri con il detenuto per il quale la Procura ha chiesto e ottenuto la custodia in carcere per il pericolo che possa di nuovo appiccare altre fiamme. Una reiterazione del reato che il gip Donato D’Auria ha ritenuto fondata nel respingere la richiesta di arresti domiciliari.

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Iscritto da anni al Gruppo volontari antincendio di Calci, Franceschi vive con la famiglia e non lavora. Nei prossimi giorni il legale di fiducia Mario De Giorgio potrebbe presentare il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dell’arresto in carcere. Una misura meno afflittiva sarebbe l’alternativa invocata dall’avvocato, subentrato venerdì sera ai colleghi Carlo Porcaro D’Ambrosio e Alberto Giovannelli, a loro volta preceduti dal legale Sandro Orrù. Da quando il Riesame riceverà il ricorso, entro cinque giorni fisserà l’udienza per esaminare. Poi si pronuncerà a breve. Entro la prima settimana di gennaio il volontario conoscerà il suo destino in questo primo passaggio delle indagini preliminari.

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Nel suo racconto, secondo la Procura, c’è una sostanziale ammissione del fatto. Opposte, e qui sarà la chiave del futuro processo, le vedute sull’intenzionalità dell’azione. Per l’accusa Franceschi volutamente ha appiccato il fuoco per poi segnalarsi ai vertici della sua associazione come affidabile soccorritore dando per primo l’allarme. Nella versione dell’arrestato l’origine del fuoco sarebbe colposa.

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La sera del 24 settembre, intorno alle 21, era presente nel bosco per controllare rami e alberi messi a rischio dal forte vento, preso da un attacco di panico, avrebbe iniziato a bruciare con un accendino i fili della tuta e anche uno scontrino poi lasciato nel bosco. Quindi, una volta recuperata una condizione psicofisica minima, sarebbe tornato a casa da dove poi verso le 22, affacciato a una finestra, avrebbe visto un barlume di fuoco. Non sapeva, così sostiene l’arrestato, che fosse quello originato dallo scontrino a cui aveva dato fuoco. 

 

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di Redazione web