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Monte Serra, il presunto piromane vuol tornare a Calci: chiederà gli arresti domiciliari

Sabrina Chiellini
Monte Serra, il presunto piromane vuol tornare a Calci: chiederà gli arresti domiciliari

La difesa: «Nulla da commentare, qui c’è di mezzo la vita delle persone». La Procura ha disposto il fermo pensando al pericolo di reiterazione del reato

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PISA. «Non ritengo che sia il caso di fare dei commenti, non è mia abitudine parlare dei processi in sedi diverse dai tribunali». L’avvocato Mario De Giorgio, che ha assunto la difesa di Giacomo Franceschi, 37 anni di Calci, il volontario dell'antincendio boschivo in carcere con l'accusa di essere il piromane che ha appiccato il devastante incendio sul Monte Serra alla fine del settembre scorso, non entra nel merito della vicenda giudiziaria. «In questo caso si sta parlando della vita delle persone», aggiunge, spiegando le ragioni del suo silenzio.

La famiglia dell’indagato che inizialmente si era rivolta agli avvocati Alberto Giovannelli e Carlo Porcaro D'Ambrosio, lo ha incontrato venerdì sera. I genitori e la sorella sperano che Giacomo possa ottenere, come era stato chiesto alla fine dell’udienza di convalida del fermo, possa ottenere l’attenuazione della misura di custodia cautelare in carcere e tornare a Calci, agli arresti domiciliari. Porcaro D’Ambrosio e Giovannelli hanno formalizzato la rinuncia alla difesa di Franceschi appena hanno ricevuto l’ordinanza del Gip che dispone la custodia cautelare in carcere del 37enne accusato di incendio doloso e disastro ambientale. E che presto potrebbe essere indagato anche per un precedente incendio avvenuto a Calci.

I due legali hanno assistito l'indagato solo in sede di udienza di convalida, dove Franceschi, su consiglio dei difensori, si è avvalso della facoltà di non rispondere. I due avvocati nella notte del 18 dicembre erano subentrati al collega d'ufficio Sandro Orrù, che aveva assistito il volontario nel primo interrogatorio nella veste di indagato dove ha parzialmente ammesso le proprie responsabilità, pur cercando di far passare il concetto di un incendio colposo e non doloso relativamente ai suoi comportamenti. Al termine di quell'esame, il volontario è stato sottoposto a fermo e trasferito in carcere. Fermo disposto per timore che ci fosse una reiterazione del reato. Il Gip non ne ha condiviso l’impostazione ma ha concordato sulla gravità degli indizi raccolti dagli inquirenti accogliendo la richiesta di custodia cautelare avanzata dal pm Flavia Alemi.

Il nuovo difensore sta studiando il fascicolo processuale e valutando la linea da seguire. Non è escluso che si faccia ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere per chiedere un’attenuazione del provvedimento restrittivo della libertà personale dell’indagato che è stato adottato fino a questo momento.

C‘è anche da capire quanto peseranno sull’intera vicenda le dichiarazioni che l’uomo ha reso durante l’interrogatorio alla presenza del procuratore Alessandro Crini, del pm Alemi e di quattro ufficiali dei carabinieri e dei carabinieri forestali. Un racconto fatto di ammissioni parziali, con tante contraddizioni, numerosi “non ricordo” e racconti su presunti attacchi di panico di cui, a quanto sta emergendo, non solo non erano a conoscenza i volontari dell’antincendio che lavoravano fianco a fianco con lui contro il fuoco ma nemmeno alcuni dei suoi familiari. «Per ragioni professionali abbiamo deciso di lasciare l’incarico ma sarà assicurata la continuità della difesa, in accordo con la famiglia», sono le parole dell’avvocato Giovannelli.
 

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