Gioco
Monte Serra, gli amici proteggono la famiglia Franceschi: in arrivo la municipale
Il timore degli avvocati è che qualche testa calda possa fare atti di teppismo. Il sindaco Ghimenti: «I parenti? Persone splendide che non meritano la gogna»
PISA. «In casa non c’è nessuno. Abbiamo la nostra privacy, quello che è successo non è giusto per nessuno». Sono in due e stazionano vicino alla baracca di fronte alla casa di Giacomo Franceschi, per evitare che qualche malintenzionato possa prendersela con i suoi familiari. Lì, in quella strada dei Colli, vivono il padre, la madre, lo zio e la sorella (con marito e figlio) del trentasettenne sospettato di essere il piromane che lo scorso 24 settembre ha appiccato il fuoco sul Monte Serra, scatenando il terribile incendio che ha incenerito anche 12 case.
L’aria è pesante. La mamma di Giacomo apre la porta. Non dice niente, ma gli amici la proteggono ugualmente. «Vada via», urlano. Gli avvocati del presunto piromane – Carlo Porcaro D’Ambrosio e Alberto Giovannelli – temono che qualcuno, una testa calda, possa far loro del male, o quantomeno compiere atti di teppismo nelle immediate vicinanze dell’abitazione. Per questo gli amici stazionano fuori. Un allarme che non sottovalutano nemmeno le forze dell’ordine, con la polizia municipale di Calci che nei prossimi giorni potrebbe compiere specifici passaggi e pattugliamenti in zona, per evitare che la situazione sfugga da ogni controllo. «È una famiglia splendida e benvoluta da tutti – la difende il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti – che non merita certo questa gogna. Loro non la meritano di sicuro, sul figlio mi riservo di non dire nulla finché non parlerà la magistratura. Un piromane c’è di sicuro, ma come ho detto più volte io avrei sperato che fosse di un altro posto»
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.17584630:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2018/12/21/news/il-presunto-piromane-resta-in-carcere-1.17584630]].
Il primo cittadino è tranquillo e fiducioso nel lavoro degli inquirenti. Nel pomeriggio di giovedì, insieme alla giunta, è uscito dal municipio per un sopralluogo alle nuove panchine in legno installate poche ore prima. Tutto il governo calcesano è stupefatto e senza parole. La vicesindaca Valentina Ricotta, così come gli assessori Anna Lupetti, Giovanni Sandroni e Stefano Tordella, ieri tutti insieme per ammirare le sedute. «Giacomo è una persona tranquilla», dice Sandroni, che nell’amministrazione ha la delega alla protezione civile.
Sul Monte Serra anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. «Ringrazio la magistratura, le forze dell’ordine e tutti coloro che collaborano all’inchiesta sul rogo – dice il governatore – che mi auguro consenta di fare piena luce sulle responsabilità di chi ha causato un danno enorme al territorio e alle sue comunità. E se sconcerta il fermo di un volontario, voglio ribadire il ruolo fondamentale del Coordinamento volontariato toscano e quanto il mondo dei volontariato rappresenti una componente fondamentale dell’organizzazione regionale antincendi boschivi».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.17587498:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/12/22/news/il-presunto-piromane-ho-bruciato-i-fili-della-cucitura-della-tuta-non-ho-appiccato-l-incendio-1.17587498]]
«Gli elementi portati alla luce dagli inquirenti – aggiunge Rossi – ci mettono a confronto, molto probabilmente, con una realtà del tutto particolare: quella della piromania, disturbo del controllo degli impulsi in cui una persona non riesce a resistere alla necessità improvvisa e irrefrenabile di avviare deliberatamente fuochi». Il governatore spiega di averne parlato con il professor Andrea Fagiolini, dell’Università di Siena. «I piromani, mi ha chiarito, sono attratti e si fissano spesso su istituzioni come i vigili del fuoco, sono consapevoli dell’antisocialità del loro comportamento, ma non riescono a resistere e cercano dunque di nasconderlo. Questo rende estremamente difficile, se non impossibile, individuarli prima che abbiano compiuto atti illegali».
Per Rossi è «un comportamento diverso da quello di chi appicca dolosamente incendi per ricavarne un qualche vantaggio personale». «Tutto questo – conclude – non esclude il nostro impegno a investire tutte le risorse disponibili per rendere più difficile possibile il verificarsi di questi episodi, anche attraverso il potenziamento dell'educazione nelle comunità su malattie come la piromania».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
