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Inferno Monte Serra

Monte Serra, sotto choc la famiglia di Franceschi: «Siamo sconvolti, lasciateci in pace»

Stefano Taglione
Giacomo Franceschi alla cerimonia di ringraziamento dei volontari antincendio di Calci
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Giacomo Franceschi alla cerimonia di ringraziamento dei volontari antincendio di Calci

Volontari a lutto. Secondo i colleghi Giacomo era l’unico a sostenere che a sprigionare il rogo furono tre inneschi e non uno

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PISA. «Siamo sconvolti, lasciateci in pace». È sotto choc la famiglia di Giacomo Franceschi, il volontario dell’antincendio boschivo di Castelmaggiore (sopra Calci) in stato di fermo da oltre 24 ore con l’accusa di incendio boschivo e disastro ambientale. Secondo la procura di Pisa sarebbe lui il presunto piromane del Monte Serra. Una notizia – quella del suo trasferimento in carcere al termine dell’interrogatorio con la sostituto procuratore Flavia Alemi – che ha «messo il morale sotto i piedi ai volontari», racconta affranto Fabio Casella, il responsabile operativo della protezione civile dei Monti Pisani. Con la comunità sotto choc e incredula per quanto saputo.

Stando al racconto di alcuni volontari intervenuti per spegnere le fiamme fra il 24 e il 26 settembre scorsi, Franceschi sarebbe stata una delle poche persone a sostenere che l’incendio fosse partito da tre inneschi e non da uno. «Sapeva molti particolari – fa notare a posteriori una volontaria dell’Antincendio boschivo – e diceva esattamente questa cosa. Io gli ho chiesto come facesse a saperlo, lui sosteneva che fosse una notizia di pubblico dominio. Conosceva bene i punti: gli stessi da dove era partito anche il rogo precedente. I suoi colleghi della Gva di Calci non mi hanno mai fornito informazioni così dettagliate, quindi ricordo che rimasi un po’ stupita da certe risposte».

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La comunità della Valgraziosa è profondamente scossa. Nessuno si sarebbe aspettato che il piromane – presunto fino a quando non sarà condannato in via definitiva – fosse uno di loro. Uno che gli incendi li spegne, da anni per altro. «I volontari hanno il morale sotto i piedi – continua Casella – perché sacrificano la famiglia e le ferie e poi scoprono che uno dei loro compagni è andato ad appiccare il fuoco col rischio di ucciderli. Non riesco a capire, se naturalmente è vero, come un uomo dell’Antincendio boschivo possa aver solo pensato di fare una cosa del genere». «Sono rimasto allibito», è invece il commento di Adolfo Cappelli, coordinatore delle operazioni durante lo spegnimento del rogo e funzionario del Servizio di demanio regionale per il Comune di Calci.

«Giacomo è cresciuto sul Monte Serra, è una figura rispettata della Gva e ci sentiamo quasi tutti i giorni – sostiene ancora la volontaria – ora capisco perché ieri (martedì per chi legge ndr) all’improvviso è sparito. Gli piaceva tanto intervenire sul fronte del fuoco e si professava un amante della natura. Nonostante questo, però, io non avrei mai sospettato di lui».

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«Il condizionale è d’obbligo in questi casi – commenta don Antonio Cecconi, il parroco della Pieve di Calci – e io non voglio commentare prima di capire la credibilità di queste accuse».

La comunità della Valgraziosa, oltre che sconvolta, è anche prudente. Infatti, dopo che il nome di Giacomo Franceschi - tra gli ospiti della cerimonia di ringraziamento dei volontari organizzata alcune settimane fa a Calci - è stato reso pubblico, molti dal volere la testa del presunto piromane sono tornati sui loro passi, mostrando diffidenza. Perché Giacomo, la cui famiglia è conosciuta e stimata da tutti, non sarebbe potuto minimamente essere associato alla figura del presunto incendiario. Invece ora si trova nel carcere Don Bosco in attesa dell’udienza di convalida di arresto, che si terrà stamani.

La famiglia, nel frattempo, attende in silenzio nella casa di Castelmaggiore, non lontano dal circolo Acli, sopra l’abitato di Calci. La sorella, Federica Franceschi, al pari degli altri familiari, non vuole parlare: «Grazie, non vogliamo dire niente». Nessuno, fra di loro, si aspettava niente del genere. Sono tutti sotto choc. Come l’intera comunità calcesana e dei volontari dell’antincendio.
 

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