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Inferno Monte Serra

Monte Serra, il presunto piromane sceglie il silenzio. Quel messaggio la notte del rogo

Monte Serra, il presunto piromane sceglie il silenzio. Quel messaggio la notte del rogo

L'inchiesta: c’è da capire se il volontario aspirasse a ricevere un rimborso delle spese a fronte del lavoro svolto. La famiglia del volontario è sotto choc

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PISA. Giacomo Franceschi, il presunto piromane del monte Serra sottoposto a fermo da martedì sera, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Donato D'Auria. Lo hanno rivelato i suoi difensori Carlo Porcaro D'Ambrosio e Alberto Giovannelli lasciando il carcere Don Bosco di Pisa dove Franceschi, volontario dell'antincendio boschivo di Calci, è detenuto da martedì.

LE REAZIONI DELLA FAMIGLIA DEL VOLONTARIO

L'INSOSPETTABILE CHE HA RISCHIATO PURE LA PELLE

SI ATTENDE IL GIP

Al momento non si conosce ancora la decisione del gip relativamente alla convalida del fermo. All'udienza di convalida era presente anche il pubblico ministero Flavia Alemi, che non ha rilasciato dichiarazioni. 

C’è da capire se il volontario aspirasse a ricevere un rimborso delle spese a fronte del lavoro svolto. «No, ogni associazione nel suo statuto vieta i rimborsi per il servizio prestato», risponde Gabriele Salvadori, presidente del coordinamento volontario toscano. 

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IL RETROSCENA

«Quella notte Giacomo Franceschi non rispose immediatamente alla chiamata della Gva di Calci. Disse, via messaggio, che non poteva venire subito, che era impegnato». A dirlo è una collega volontaria dell’Antincendio boschivo, che preferisce rimanere anonima. La donna, intervenuta quelle notti per cercare di arginare la furia del terribile rogo del Monte Serra, dice questo poche ore dopo il fermo in carcere del presunto piromane dei Monti Pisani. Anche se su di lui – nonostante altre sue parole le avessero fatto pensare qualcosa di strano – non ha mai nutrito dei sospetti del genere. «Era l’unico a sostenere che l’incendio si fosse sprigionato da tre inneschi anziché uno – dice – e diceva che gli stessi inneschi erano particolari, realizzati per forza di cose da un volontario dell’Antincendio boschivo».

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Molti gli interrogativi su come il trentasettenne facesse a saperlo. «Non l’ha mai detto chiaramente – continua la volontaria – dicendo che era una cosa che sapevano tutti. Io però ho sempre sentito dire che l’innesco era uno solo, quindi questa cosa mi è rimasta impressa. Comunque non mi sarei mai aspettata di sentire il suo nome associato a quello del presunto piromane». 

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