Il Tirreno

Pisa

Donò una scuola alla città, la nobile benefattrice dimenticata

Donatella Lascar
Donò una scuola alla città, la nobile benefattrice dimenticata

Ha donato a Pisa la prima scuola per i bimbi del litorale ma la cappella dove è sepolta con il marito cade a pezzi

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PISA. In un modo o nell’altro, il nome Giuditta Newbery, a cui è dedicata una scuola elementare di Marina, è rimbalzato almeno una volta sulla bocca di tutti gli abitanti del litorale. Eppure, ormai, della donna che portava questo nome sono davvero in pochi a ricordarsi. Una benefattrice per Pisa e per il suo litorale sepolta insieme al marito in una cappellina al cimitero di San Piero di cui da tempo non si cura più nessuno e che ora versa in totale stato di abbandono.

Tutti, sul litorale, sanno che la scuola elementare Giuditta Newbery è stata la prima ad essere costruita su questo territorio. E alcuni ricordano anche che venne realizzata dal marito di lei Walter Stirling Newbery. Giuditta Sauli Newbery era una nobildonna di origine inglese, ma nata in Italia a Roma il 13 giugno 1844; sposò Walter Newbery, nato a Livorno nel 1841. Un giovane brillante che a 22 anni era già capitano di lungo corso. Si stabiliscono a Firenze per poi trasferirsi a Marina nel 1902. Giuditta morì il 30 giugno 1912. La coppia non aveva figli e forse anche per questo Giuditta, prima della morte, confida al marito il desiderio di costruire e donare una scuola all’amministrazione locale per i bambini marinesi che non ne avevano nessuna.

E così è stato. Walter fece costruire la scuola dalla ditta Gambogi di Marina ed assistette lui stesso ai lavori di costruzione. La scuola venne donata al Comune di Pisa il 20 ottobre 1915. Tre anni fa c’è stata una cerimonia ufficiale per i cent’anni da questo evento che cambiò la sorte di tutti quei bambini, che senza questa scuola non avrebbero avuto accesso ad un’istruzione e magari ad una vita migliore. Un grande gesto di solidarietà in un’epoca in cui il diritto allo studio era solo per pochi privilegiati. Centinai di bambini nel corso degli anni si sono formati in quella scuola e tra quelle mura hanno progettato il loro futuro.

Allora perché, nessuno porta un fiore sulla sua tomba in segno di riconoscenza e l’amministrazione non se ne prende cura? Solo una bambina nei giorni scorsi, dopo che la maestra in classe ha raccontato che la cappella di Giuditta è abbandonata e non va a trovarla più nessuno, è rimasta colpita da questo fatto e ha voluto renderle omaggio portandole un ciclamino. Un ciclamino che ha dovuto lasciare davanti al cancellino della cappella tutto rugginoso e chiuso con un lucchetto anch’esso mangiato dalla ruggine. Il pavimento invece, è completamente ricoperto da aghi di pino e c’è qualche cero votivo ormai finito e divelto dal vento. All’interno lungo alò volta si sta staccando l’intonaco e l’edificio è crepato in più punti, i gradini che circondano la cappella, sono quasi tutti sconnessi. «Fino a qualche anno fa - racconta chi frequenta il cimitero e ha un po’ di memoria storica della cappellina - c’era una signora che ogni tanto andava a sistemare la cappella di cui aveva le chiavi e che portava dei fiori ma poi non si è più visto nessuno». Forse quella signora era stata incaricata dall’amministrazione o lo faceva a titolo personale o era una lontana parente, anche se poco probabile visto che Giuditta e suo marito erano di origine inglese e non hanno avuto figli.

Di certo se il grado di civiltà di un popolo si misura in base a come viene onorata la memoria dei propri defunti, allora dovremmo pretendere qualcosa di più per rendere omaggio a Giuditta Newbery. Né gioca a favore della salvaguardia della memoria del gesto di Giuditta e Walter il tentativo, qualche hanno fa, di vendere il giardino della scuola per farci degli appartamenti. Il pericolo però, è stato scongiurato grazie alla lungimiranza di Walter Newbery, che nel contratto di donazione, fece mettere la postilla che l’edificio, compreso il giardino, doveva servire solo ed esclusivamente per uso scolastico.

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di Redazione web