Toscana
Bracconieri armati come killer e il guadagno è facile e veloce
Il racconto dell’ex dipendente del Parco: «Il mercato nero degli animali uccisi nelle aree protette è fiorente»
PISA. Piccole imbarcazioni, mimetiche e strumenti di caccia che alla potenza di fuoco uniscono le più moderne dotazioni tecnologiche. Mirini ad infrarossi, puntatori laser e silenziatori. Un arsenale che fa dei moderni bracconieri dei spietati killer in grado di colpire da lunghe distanze, coperti dalle tenebre della notte e dalla fitta vegetazione del Parco di San Rossore.
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È il mercato nero a dettare e ad alimentare il fenomeno del bracconaggio locale. «Tra i “clienti” ci possono essere anche alcuni ristoranti che acquistano una parte della carne sul mercato regolare e l’altra sul mercato nero. Con le fatture e la tracciabilità degli acquisti regolari possono dimostrare di essere in regola, ma in realtà non lo sono per l’intera “merce” che conservano e soprattutto che servono ai clienti», racconta un ex dipendente del Parco di San Rossore. «I bracconieri riforniscono anche amici e parenti, ma spesso il gioco non vale la candela: un capo frutto di una battuta di caccia illegale è venduto infatti a poche decine di euro in meno rispetto al prezzo praticato dal Parco o dalle rivendite autorizzate». È un guadagno immediato e abbastanza facile, seppur con tutti i rischi del caso, ad alimentare la caccia illegale. Un meccanismo che si ripercuote soprattutto sul consumatore finale, al quale è offerta selvaggina proveniente dal mercato alimentare clandestino e quindi privo di ogni controllo, sanitario e veterinario.
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«Perché l’ho fatto? Per l’adrenalina, per la sensazione che si prova nella fase di preparazione e in quella dell’azione», avrebbe confessato all’ex dipendente del Parco di San Rossore un bracconiere finito qualche anno fa nella rete dei controlli dei guardiaparco.
«Il bracconaggio è un fenomeno che esiste da secoli. In come tutte le zone altamente popolate dagli animali, esiste anche a San Rossore, dove la caccia illegale aumenta notevolmente in prossimità delle feste, natalizie o pasquali, quando la richiesta sale in modo esponenziale».
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Calate le tenebre, l’Arno e il Serchio diventano autostrade per piccole e silenziose imbarcazioni. Il primo obiettivo dei cacciatori di frodo è non lasciare tracce sulle sponde e sui terreni del Parco di San Rossore che confinano con le acque dei fiumi. È uno dei primi segnali che fa scattare le indagini. «Possono durare giorni, anche settimane – prosegue l’ex dipendente del Parco –. Operazioni delicate che devono essere pianificate nei minimi dettagli per ridurre il più possibile i rischi che possono derivare da un blitz antibracconaggio».
Per il numero di uomini in campo e per le dotazioni che i bracconieri dispongono spesso la lotta è impari. Le ingegnose trappole sono solo un ricordo di un fenomeno che negli ultimi anni si è evoluto velocemente. «Oggi i bracconieri dispongono di armi sofisticate, spesso modificate, e moderne apparecchiature tecnologiche – prosegue l’ex dipendente del Parco –. Una dotazione per la quale rischiano condanne pesantissime». Un vero e proprio arsenale.
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Lo stesso scoperto lo scorso febbraio in una piccola struttura in legno allestita abusivamente in un’area del Parco di San Rossore nei pressi di Tombolo da due bracconieri seriali. Una postazione di fortuna costruita per tendere un “agguato” notturno ai cinghiali di passaggio, cercando di adescarli distribuendo nell’area del mais per poi colpirli con armi modificate. A finire in trappola sono stati però i due bracconieri, un 72enne e un 49enne già in passato denunciati per attività di caccia in zone proibite, scoperti dai guardiaparco all’interno di un’area protetta. Nel capanno improvvisato avevano lampade, decine di proiettili, un coltello per eviscerazione, corde, una fionda e un fucile calibro 20, modificato per utilizzare munizioni calibro 38, probabilmente di provenienza clandestina. Sull’arma erano stati posizionati un silenziatore, un visore notturno con intensificatore a infrarossi e un puntatore laser. Attrezzatura sofisticata, ma tipica dei moderni bracconieri che nel Parco di San Rossore sfruttano l’abbondanza di cinghiali e daini. Una sorta di tiro a segno nel cuore della notte che quasi sempre frutta una gran quantità di carcasse da immettere nel mercato clandestino. E, spesso, sulle tavole di ignari consumatori.
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