Il Tirreno

Pisa

L’eredità del ‘68, Pisa e le testimonianze che si trasformano in archivio storico

Carlotta Lattanzi
L’eredità del ‘68, Pisa e le testimonianze che si trasformano in archivio storico

Si chiudono le iniziative per i 50 anni dalla nascita del movimento planetario che ha visto protagonista la città della Torre 

3 MINUTI DI LETTURA





l’evento

Si apriva ieri, nella Gipsoteca di arte antica, il convegno “1968: Pisa, Italia. Immagini e documenti per una storia del Sessantotto”, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. Una due giorni di incontri con docenti e ricercatori, a coronare il programma di approfondimenti e iniziative pisane dedicate al cinquantenario di quello che Marco Boato ha definito il “Lungo’68”. A curare il seminario, i professori Luca Baldissara e Alessandro Breccia, già curatori del convegno sui “Cinquant’anni dopo” tenutosi alla Normale la primavera scorsa.

«Nelle ricostruzioni di quegli anni, le testimonianze sono spesso affidate a chi il’68 l’ha vissuto in prima persona – ha detto il direttore del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere Pierluigi Barrotta –. Con la ricerca di cui questo convegno intende trarre le fila si è invece ricercato il rigore scientifico che permetta un’emancipazione dalle sole autobiografie e dalla sola cronaca. Una lettura di quegli anni che possa offrire, perché no, nel confronto fra generazioni, nuova consapevolezza culturale e nuovi sguardi sul periodo».

«Dopo il seminario internazionale tenutosi in primavera alla Normale – ha aggiunto Alessandro Breccia –, abbiamo proseguito nella ricerca di nuove chiavi interpretative, in una prospettiva rigorosa e il più possibile coerente, attraverso la periodizzazione della stagione e il ricorso a fonti inedite d’archivio, grazie anche al supporto attivo dei centri archivistici italiani. Questa esperienza offre incoraggianti segnali nel quadro degli archivi pisani, purtroppo segnato da criticità». Un’occasione dunque, per mettere a fuoco non solo un anno, ma un’intera epoca, grazie al lavoro di docenti e ricercatori dell’Ateneo pisano, e non solo. «Che cosa pensa il senso comune del’68? – è intervenuto Peppino Ortoleva, storico e teorico dei mezzi di comunicazione all’università di Torino –. C’è chi dice che quelle “rivoluzioni” non abbiano cambiato il mondo di una virgola. Mario Perniola sostiene che il vero prodotto del’68 è Berlusconi. Alcuni leggono nella nostra epoca tracce di quella stagione, ma nei costumi, nelle mode, più che nella politica. Io dico che il’68 non è stato politicamente irrilevante. È stato un sisma che ha fratturato la crosta socio-politica mettendo a nudo una serie di strati. Secondo questa impostazione metodologica possiamo leggere il 68 come stratificazione di fatti storici importanti, cambiamenti di diverso livello e di diversa durata. È stato un movimento planetario animato dall’esigenza che le identità della politica venissero rimesse in discussione e soprattutto da una rivendicazione delle differenze». Differenze e cambiamenti, condivisione e rottura. Di certo Pisa fu in prima linea, addirittura in anticipo quando, nel febbraio del 1967 gli studenti di Economia e Giurisprudenza occuparono la Sapienza contro il “Piano Gui” e formularono le celeberrime “tesi” per definire la linea di un radicale cambiamento del sistema accademico. Così, per concludere il convegno, il regista pisano Lorenzo Garzella ha introdotto al proiezione in anteprima assoluta di “Cartoline del’68” il docufilm realizzato da con la collaborazione di Nicola Trabucco. Pisa operaia, Pisa studentesca: in una serie di sovrapposizioni e animazioni si fondono foto d’archivio, scontri tra studenti e polizia sui Lungarni, i Beatles e, ovviamente, il chiostro della Sapienza. –

Carlotta Lattanzi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web