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Morta dopo la cena al ristorante, ecco cosa ha ucciso Chiara
Le analisi sul cibo mangiato dalla 24enne allergica a uova e latticini indicherebbero nell’antipasto l’origine del malore mortale
PISA. Una quantità di latte contenuta nel pane dei crostini che alla fine si è rivelata fatale. Una sorta di avvelenamento micidiale per intensità e porzioni che neanche l’antidoto dell’adrenalina è servito a evitare un dramma da lasciare sgomenti. La notizia è riportata dal Tirreno nella versione cartacea del 12 dicembre. Le analisi sul cibo ingerito da Chiara Ribechini avrebbero indicato con la precisione scientifica del laboratorio la causa dello shock anafilattico che ha ucciso la 24enne impiegata di Navacchio la sera del 15 luglio dopo la cena al ristorante dell’agriturismo Colleoli a Palaia.
Una conferma tecnica attesa dalla Procura per procedere alla valutazione dell’eventuale notifica dell’avviso di chiusura delle indagini a carico delle due indagate per omicidio colposo, la legale rappresentante della società a cui fa capo il locale, difesa dall’avvocato Alberto Marchesi e la cuoca di Montopoli Valdarno, assistita dalla legale Sara Baldini. L’autopsia del professor Marco Di Paolo aveva accertato il decesso per shock anafilattico. Un’indicazione che era apparsa tra le prime ipotesi subito dopo la morte della giovane.
Il magistrato Giancarlo Dominijanni aveva affidato un incarico ulteriore proprio per risalire all’origine del malessere letale. Il compito è stato assegnato a Patrizia Restani, professoressa di chimica alimentare a Milano. Al lavoro della docente si è affiancato in parallelo quello del consulente nominato dai familiare di Chiara, il professor Mario Giusiani che ha seguito le ricerche sui resti di cibo e sugli acidi rilevati nello stomaco della giovane vittima. I valori riscontrati su latte e uova, per i crostini mangiati prima dei pasti, e sui altri alimenti, sarebbero così elevati da giustificare l’inefficacia della puntura di adrenalina che la 24enne si era somministrata nell’estremo tentativo di superare una crisi che alla fine non le ha dato scampo. Una combinazione di allergeni che la dose di adrenalina non è stata sufficiente a contrastare.
La conseguenza è stato il decesso lungo la strada mentre rientrava a casa con il fidanzato. Una morte tragica avvenuta tra le braccia del suo compagno. Le analisi alimentari sui resti dei quattro piatti consumati quella sera avevano mostrato che due cibi, in particolare, la vellutata di piselli e il panino al latte, tutti fatti all’interno dell’agriturismo, avrebbero contenuto caseina e proteine dell’uovo alle quali la ragazza era allergica. Che Chiara fosse un soggetto iperallergico (al latte e ai suoi derivati e all’uovo) è emerso anche dall’autopsia. Un’allergia importante con cui Chiara e la sua famiglia, seguita dall’avvocato Francesca Zuccoli, avevano imparato a convivere. Crostini e vellutata non facevano parte del menu alla carta del ristorante ma erano le pietanze di entrata scelte dagli sposi che quella sera avevano organizzato il ricevimento nell’agriturismo.
Chiara era una cliente abituale del ristorante dove sapevano della sua particolare esigenza alimentare. In cucina deve essere successo qualcosa che ha lasciato finire quelle pietanze sul tavolo della giovane. Una disattenzione forse dettata dal carico di lavoro che un ricevimento del genere porta con sé. Altre volte Chiara aveva avuto problemi dopo che era stata a cena nei ristoranti. Le era capitato, nei mesi scorsi prima della fine dell’anno, di avere avuto una crisi anche dopo che era stata a cena al ristorante “Colleoli”. Quei malori erano stati affrontati e gestiti con le solite punture di adrenalina che Chiara portava sempre con sé. Salvataggi con cui aveva imparato a convivere. Fino a quello impossibile del 15 luglio.
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