Gioco
Sta sempre alla playstation: botte alla madre dopo il rimprovero
Intervengono i carabinieri, il sedicenne si chiude in camera. La donna: «Non lavora e non studia»
PISA. Non studia. Non lavora. Si alza tardi. Monopolizza la tv di casa con la playstation.
Chiuso nel suo mondo in cui è proibito entrare. E quando la mamma si azzarda a rimproverarlo per quella vita da dissociato lui che fa? Si ribella, si scaglia contro la madre con la violenza rabbiosa di chi è carico di livore ed è pronto a esplodere. E quando lo fa alza le mani senza porsi il dubbio che forse chi lo sollecita a darsi una mossa lo fa per il suo bene. Lunedì sera la donna, stanza di subire le reazioni di un figlio che sembra aver scelto la strada dell’isolamento, ha chiamato i carabinieri dopo l’ennesima lite. L’effetto scatenante è ricorrente. La tv usata per giocare alla playstation. Non dopo cena come svago. Per gran parte del giorno il televisore è cosa sua. E i fratellini si lamentano. È un effetto tra i tanti di una presenza in casa vissuta come quella di un estraneo che si è appropriato degli spazi di tutti. E combatte per difenderli.
Per non dire della mamma che non sa davvero più come recuperare quel sedicenne che ha eletto l’auto-segregazione come stile di vita. L’episodio è avvenuto nel territorio cascinese.La madre, spaventata per l’assalto del figlio “disturbato” mentre era sul divano con lo sguardo da automa verso la tv, ha accolto i carabinieri come una liberazione. Una sorta di rimedio, come ultima ratio, per venire a capo di una vicenda che la sta tormentando da mesi. Anche con botte e maltrattamenti. Non sapeva a chi rivolgersi per recuperare un figlio che sembra aver azzerato ogni interesse in un’esistenza da asociale.
«Non va a scuola, non lavora, si alza tardi e sta tutto il giorno alla playstation» ha confidato la donna ai militari arrivati per interrompere una lite e che si sono trovati davanti un caso di disagio giovanile.Solo che a far saltare la serenità familiare sono quegli scatti d’ira innescati dai richiami della madre che subisce il livore manesco del sedicenne che non vuole correzioni, né inviti a dare un senso alle sue giornate scandite dai videogiochi.
Litigi violenti tra una mamma che vede un figlio alienato e un sedicenne, prototipo di una sociologia che sconfina nella psicologia, che sembra appartenere alla categoria dei Neet, acronimo inglese che in italiano viene tradotto come persone che non sono impegnate nello studio, nel lavoro e nella formazione. Soggetti amorfi, senza passioni o desideri. Il giovane non ha voluto incontrare i carabinieri. Si è barricato in camera. Uno spaccato adolescenziale in cui più dei militari, che hanno comunque invitato la donna a portare il figlio in caserma per una chiacchierata, servirebbe lo psicologo.
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