La protesta
Buscemi, fissata l’udienza in Cassazione
L’assessore chiede l’annullamento della sentenza d’appello in cui veniva condannato a risarcire la ex per stalking
Tra un mese Andrea Buscemi conoscerà il suo destino giudiziario. Un esito legato a doppio filo alle eventuali ripercussioni a livello politico.
La Cassazione ha fissato la data in cui esaminerà il ricorso preparato dall’avvocato dell’assessore alla Cultura, il professor Enrico Marzaduri, contro la sentenza della Corte d’Appello del maggio 2017 in cui i giudici fiorentini al non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato di stalking aggiungevano anche il risarcimento dei danni a favore della ex Patrizia Pagliarone da stabilire in sede civile.
Neutralizzate le sanzioni penali per una sentenza arrivata fuori tempo massimo, l’amministratore nell’impugnazione del verdetto vuole rimuovere anche il rischio di dover pagare i danni. E, soprattutto, affermare il principio che i suoi comportamenti con Pagliarone erano stati sì tumultuosi, ma nella fisiologica crisi di un rapporto altalenante. Niente a che vedere, quindi, con gli atti persecutori che gli vengono addebitati, anche se solo per il ristoro dei danni. In appello hanno preso atto dell’impossibilità di punire a livello penale l’imputato nel merito a causa della prescrizione, ma hanno riconosciuto la fondatezza delle accuse spostando la partita sul piano civilistico.
Sul fronte penale Buscemi ha chiuso ogni pendenza. Con il ricorso alla Suprema Corte vuole bloccare anche quello civile. Prima del febbraio 2009 non esisteva il reato di stalking e da quel periodo al dicembre dello stesso anno ci ha pensato la prescrizione a definire la vicenda per l’assessore assolto in primo grado a Pisa con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Durante il processo a Pisa Pagliarone aveva presentato una richiesta danni di 505mila euro per un danno biologico da disturbo post traumatico da stress. Un danno riferibile al comportamento da stalker di Buscemi, secondo le motivazioni della corte fiorentina che aveva riformato il verdetto di assoluzione di primo grado del gennaio 2016.
«Una relazione malata e tormentata da entrambe le parti» è il passaggio delle motivazioni di primo grado. Opposta la lettura della Corte d’Appello che in un passaggio scrive: «Nessuna norma sembra imporre alla vittima di reato di essere così brava e determinata da riuscire a troncare immediatamente ogni relazione con il compagno che ha iniziato ad assumere atteggiamenti molesti e minacciosi, anche perché vi può essere non solo la convinzione o la speranza che la condotta possa migliorare, ma anche che l’autore delle condotte non interrompendo il dialogo possa venire per così dire rabbonito e che invece l’interruzione di qualsiasi dialogo possa addirittura peggiorare la situazione».
Fino al terzo grado il giudizio su Buscemi è rimasto nel limbo della presunzione di innocenza. E il sindaco Michele Conti ha fatto quadrato attorno all’assessore respingendo di default le richieste di dimissioni invocate con le più varie forme di protesta, dal web alle manifestazioni sotto e dentro Palazzo Gambacorti. La conferma degli ermellini della sentenza d’appello significherebbe accertare il danno per stalking. L’accoglimento libererebbe l’assessore anche dalla responsabilità di risarcire la ex. Il filo dell’agibilità politica di Buscemi è appeso alla Cassazione. —
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