Gioco
Degrado, spaccio e borseggi: la Pisa tollerante governata a colpi di divieti
La ruspa alla stazione è il simbolo del vento leghista: niente moschea, via i Rom. La sinistra: «Non c’è visione del futuro»
PISA. Chi arriva in questi giorni alla stazione centrale trova subito un cantiere. Due ruspe lavorano alacremente nella piazza con la fontana. Sembra un inno al “ruspismo” di Salvini. E in fondo è così. Quel cantiere è un simbolo dell’azione che la giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Michele Conti, sta portando avanti a cinque mesi o poco più dalla clamorosa affermazione alle elezioni di giugno. A Pisa la ruspa della stazione è l’emblema della lotta al degrado, allo spaccio, ai borseggi.
«Sicurezza, sicurezza, sicurezza» il mantra che, ripetuto ossessivamente in campagna elettorale, ha convinto i pisani a disarcionare il potere rosso al comando da decenni. Quel cantiere è una semplice sistemazione delle aree verdi, ma comprende anche la rimozione delle panchine, nell’immaginario del Carroccio corrispondenti a bivacchi e disordine. Toglierle ha un significato preciso, come i cartelli sparsi ovunque in centro con il testo delle ordinanze sindacali anti-degrado, a cominciare dal divieto di sedersi nei luoghi pubblici e dalle idropulitrici attivate nei luoghi sensibili della movida, o mala-movida, in orari serali anziché notturni: pavimentazioni appositamente bagnate in piazza dei Cavalieri, davanti alla prestigiosa Scuola Normale, per evitare gli stazionamenti rumorosi dei giovani e l’aggirarsi dei bengalesi che vendono illegalmente birre nei carrelli dei supermercati.
Spaccati della Pisa leghista, manifesti del modello Carroccio applicato sotto la Torre pendente. La città osserva, per ora senza spendere un vero giudizio. «Le ordinanze da sole non valgono granché e di risultati eclatanti per ora non se ne vedono, ma che in questa città si fosse data l’idea che tutto è permesso è purtroppo vero», dice l’esponente di un comitato di cittadini che peraltro si era impegnato a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Andrea Serfogli.
Un sentire più diffuso di quel che si pensi e che prolunga la svolta leghista emersa oltre due anni fa, a pochi chilometri di distanza, con il successo a Cascina della sindaca Susanna Ceccardi. Un filo che resiste, nonostante tutto. Nonostante si dica, sin dal giorno dopo le elezioni, che Conti è un sindaco “telecomandato” proprio da Cascina. Dalla Ceccardi e dal deputato Edoardo Ziello, che è anche assessore a Cascina e segretario della Lega a Pisa. Conti fa spallucce, anche se Ziello si fa vedere costantemente al suo fianco, controlla direttamente qualche assessore ed attraverso i social sembra dettare la linea, talvolta anche anticipando il sindaco.
D’altra parte, è decisamente sotto l’insegna della Lega e del brand Salvini che si è concretizzato il “sacco” di Pisa. È il Carroccio che ha trascinato al successo il centrodestra, dove però sono pochissimi i volti nuovi in primo piano. Un contrasto forte. In giunta ci sono assessori con alle spalle uno o più mandati da consigliere comunale. Lo stesso Conti è un ex consigliere comunale di An. Il giro attorno al nuovo sindaco è in larga parte così: ex di qualcosa, per lunghi anni all’opposizione ed ora arrivati in vetta sotto le insegne leghiste. Ziello è l’eccezione. Il politico 4.0, giovane e smart, che tira un gruppo dirigente leghista ancora da costruire.
Ma intanto Conti “arma” la sua amministrazione. Uno dopo l’altro sta cambiando tutti gli amministratori delle società partecipate. Ad esempio, la sua consigliera personale (incarico gratuito) Patrizia Paoletti è andata a guidare la Fondazione Teatro: un altro voto noto, ex deputato di Forza Italia e nel 2008 candidata del centrodestra contro Marco Filippeschi (Pd), allora eletto sindaco per la prima volta. La coalizione di centrodestra allinea Lega, Forza Italia, Nap-Fdi e una lista civica, Pisa nel cuore. La squadra per ora tiene. Anche se non mancano frizioni, come nel caso dell’assessore Massimo Dringoli (urbanistica): appena ha tentennato sullo stop alla costruzione della nuova moschea, pilastro della campagna elettorale, la Lega ha subito tuonato fino a minacciarne la rimozione dalla giunta. No alla moschea, via i rom (nel quartiere Don Bosco l’obiettivo è stato raggiunto in pochi mesi, ora il mirino è sul campo abusivo di Ospedaletto), polizia municipale schierata per il rispetto delle ordinanze anti-degrado, le case popolari prima agli italiani sono i terreni più battuti.
Capitolo diverso quello delle opere pubbliche. «Abbiamo cominciato la riqualificazione del quartiere popolare dei Passi, abbiamo avviato il rifacimento della storica piazza San Paolo a Ripa d’Arno», annuncia il palazzo. «Tutte operazioni che noi abbiamo progettato e finanziato: se le sono trovate bell’e pronte», ribattono con un sorriso amaro gli ex assessori Pd. In effetti, oltre agli interventi anti-degrado, è su tutto il resto che il corso leghista è atteso alla prova. «Vediamo se hanno anche una visione di città del futuro», la sfida che lancia il centrosinistra ritrovatosi a rincorrere.
«Partiamo dalle piccole cose, sistemiamo prima quelle, no alle grandi opere tipo People Mover», è invece la strategia di Conti. Ma il dibattito dentro la Lega è aperto. «In una città come questa, tra Torre, Università d’eccellenza, aeroporto, non possiamo solo puntare sulla sicurezza, dobbiamo aprirci su altri fronti», si è sentito in un animato confronto Ceccardi-Ziello. E sull’agenda di Conti è comparso ora l’impegno a pensare tre opere d’impatto con le quali caratterizzare la legislatura. La dismissione di un pezzo della base Usa di Camp Darby sembra offrire una prima occasione. Dice il sindaco: «Allarghiamoci nei terreni lasciati dagli americani e raddoppiamo la Pisorno», la strada che porta al mare, d’estate scenario di code interminabili. Intanto alle otto di sera, nella centrale Corso Italia, l’auto della municipale se n’è andata. Sulla statua di Nicola Pisano sono seduti due ragazzi. Poco più in là uno straniero suona la chitarra.
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