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Galilei, con la terza pista aeroporto meno inquinante

Danilo Renzullo
Galilei, con la terza pista aeroporto meno inquinante

La richiesta di Amici di Pisa e Comitato dei Piccoli azionisti della società  Contestato il no all’ipotesi pronunciato dal vicepresidente esecutivo Naldi

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pisa. «La terza pista dell’aeroporto di Pisa non è una bufala. Anzi. È ormai una necessità da concretizzare per assicurare lo sviluppo sostenibile dell’infrastruttura e per abbattere i livelli di inquinamento, acustico ed ambientale».

L’associazione Amici di Pisa e il Comitato dei piccoli azionisti di Toscana Aeroporti rispondono a muso duro al vicepresidente esecutivo di Toscana Aeroporti Roberto Naldi, rimandando al mittente le dichiarazioni del numero due della società che gestisce gli aeroporti di Pisa e Firenze che ha bollato come «una stupidaggine tecnica» l’ipotesi e l’eventuale proposta di realizzare una terza pista nello scalo pisano.

«È una fantasia. Non ce l’hanno Jfk, Heatrow, Gatwick, Malpensa», le parole di Naldi risuonate un mese fa all’assemblea annuale di Confindustria Firenze dopo il “dialogo” aperto pochi giorni prima dal ministero dei Trasporti con la Difesa per potenziare il Galilei con la realizzazione della terza pista.

Un’ipotesi, quest'ultima, che farebbe decollare lo scalo pisano, facendo tramontare i piani di ampliamento e di sviluppo di Peretola.

«Dichiarazioni fuorvianti», si limita a rispondere Gianni Conzadori, presidente del Comitato dei piccoli azionisti di Toscana Aeroporti durante il convegno “La terza pista del Galilei non è una bufala” organizzato dalle due associazioni, sviscerando i dati sull’inquinamento acustico causato dal viavai di aerei che “affligge” una popolazione di circa 13.000 persone e i progetti che già anni fa ipotizzavano la realizzazione di una nuova pista al servizio del Galilei. «In realtà sarebbe più opportuno parlare di realizzazione di una seconda pista a Pisa - precisa Conzadori -: il Galilei utilizza infatti una sola pista perché la seconda è usata come via di rullaggio».

Un’ipotesi, quella della costruzione della terza pista, sostenuta anche dal masterplan redatto oltre un decennio fa dall’architetto Roberto Martini, che “immaginò” uno sviluppo dell’aeroporto verso la zona industriale di Ospedaletto (e non in direzione della città), con la costruzione di una terza pista rivolta verso Montacchiello su un sedime agricolo (circa 90 ettari da espropriare per la sua eventuale realizzazione), dove far sorgere anche l’aerostazione internazionale. Una soluzione che, nell’ambito di uno sviluppo infrastrutturale all’interno di un’ideale città metropolitana che avrebbe coinvolto l’area pisana e livornese, secondo il progettista avrebbe permesso di spostare i decolli in direzione mare, evitando il sorvolo della città. Il piano, presentato alla Sat, l'ex società di gestione del Galilei, non è però stato preso in considerazione.

«Occorre ripensare l’assetto infrastrutturale dell’aeroporto - sostiene Elisa Giuliani, docente di management al dipartimento di Economia dell’Università di Pisa e direttrice del Remarc, il centro di ricerca su management responsabile e sviluppo sostenibile dell'Ateneo pisano - iniziando ad attuare un modello sostenibile di sviluppo. L’inquinamento acustico, a cui si aggiunge quello chimico, derivante dall’attività dell’aeroporto a cui sono sottoposte circa 13.000 persone, non è una percezione. È un problema che esiste da tempo e che da troppo tempo è stato ignorato». E in questo senso, secondo gli Amici di Pisa e il Comitato dei piccoli azionisti di Toscana Aeroporti, quella della terza pista più che un’ipotesi è ormai una necessità. —

Danilo Renzullo

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