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Era il nipote di don Milani: «Non condivideva Barbiana»
Parla Sandra Gesualdi della Fondazione intitolata al famoso prete fiorentino «Contraddiceva suo zio sul tema degli intellettuali»
san giuliano terme. «Il rapporto fra Andrea e suo zio don Lorenzo Milani era molto buono. È morto quando lui aveva 19 anni ma insieme al padre, saltuariamente, lo andava a trovare. Andrea si riteneva un intellettuale e di famiglia privilegiata. Non condivideva la scuola di Barbiana, ma fra i due c’era grande rispetto. Un normale rapporto che c’è fra due cervelli intelligenti».
A dirlo Sandra Gesualdi della Fondazione don Lorenzo Milani. La studiosa del priore ha accolto con sgomento la notizia della morte del professore pisano, massimo esperto mondiale di meccanica celeste. Tanto che nei prossimi giorni potrebbe annunciare un’iniziativa in suo ricordo. «Per ora ho inviato un telegramma alla famiglia, in Fondazione siamo costernati».
«L’ho intervistato la scorsa estate – racconta Gesualdi – ed era una persona molto generosa. Oltre a essere forse il miglior matematico del mondo, era anche un narratore. Un degno nipote di don Lorenzo e parte di una famiglia dalla marcia in più, di cui era degno erede. Aveva un cervello speciale e la sua carriera lo dimostra a pieno titolo».
«Sono io il Pierino di Lettera a una professoressa», diceva spesso Andrea Milani Comparetti. Il “Pierino” era la persona privilegiata. E lui – anche a detta degli esperti della Fondazione – ne faceva un vanto. Anche con lo zio. «Quando don Lorenzo attaccava gli intellettuali – continua Gesualdi – lui non era mai d’accordo, proprio perché si riteneva un intellettuale. Una persona che però, lo dimostra l’asteroide che porta il suo nome, aveva deciso di mettere a disposizione della comunità la sua scienza e le sue capacità intellettive. Io lo ricordo come un uomo pieno di libertà e di scienze. Sì, era un uomo libero: era questa la cosa che trasmetteva maggiormente».
In ogni caso anche se Andrea e don Lorenzo la pensavano diversamente su molte cose, fra i due c’era sempre grande stima e rispetto. «E non c’era mai un giudizio», conclude ricordandolo Sandra Gesualdi. —
S.T.
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