Il Tirreno

Pisa

Consumano un euro di benzina in due, dipendenti accusati di peculato

Pietro Barghigiani
Il palazzo sede della Provincia di Pisa
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Il palazzo sede della Provincia di Pisa

I paradossi della giustizia: rischiano un processo i due impiegati denunciati per l’uso dell’auto della Provincia. Era stata utilizzata per andare a casa: “rubati” 50 centesimi a testa di carburante

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PISA. Non era sufficiente quel carico di processi con imputati irreperibili, reati con pene quasi mai scontabili e prescrizioni dietro l’angolo a mandare in malora procedimenti già avariati prima ancora di finire in Tribunale.

Nel campionario di una giustizia che spesso diventa metafora di un Paese da paradosso, guadagna il podio dei processi più singolari quello che vede due dipendenti della Provincia imputati per peculato d’uso. Siamo nella fase della richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura. Ieri il gip non ha affrontato il caso per la mancata notifica del procedimento alla parte offesa, l’ente di via Nenni, da cui è partita la denuncia.

Tutto rimandato a gennaio per perfezionare gli atti e dare alle parti la possibilità di comparire davanti al giudice. Reato grave il peculato d’uso. Sulla carta, certo.

Quando poi uno scende nel dettaglio deve leggere più volte la richiesta di rinvio a giudizio per essere sicuro di aver capito bene. I due sono accusati di aver utilizzato per alcuni km (2-3) l’auto di servizio per recarsi a casa. Un episodio unico e mai più ripetuto.

Tradotto: hanno consumato il carburante del datore di lavoro pubblico. E in cosa sarebbe consistito il peculato? Un euro da dividere in due. Il prezzo del reato consumato che diventa un caffè da sorseggiare a metà.

I due dipendenti sarebbero colpevoli di aver beneficiato di un importo di 0,50 euro di benzina pagata dalla Provincia. La Procura li vuole processare. Atto dovuto per l’obbligatorietà dell’azione penale nel momento in cui si viene a conoscenza di una notizia di reato.

E allora viene da pensare alla genesi di un processo destinato a costare alla collettività molto più del danno per il quale è stata messa in piede tutta l’impalcatura giudiziaria. Basta andare a ritroso nel fascicolo. Le “indagini” della Provincia. La scoperta dell’uso illecito dell’auto pubblica. Il timore di vedersi contestare un danno erariale dalla Corte dei conti se non si attivano per punire i responsabili. O peggio il rischio di una denuncia per abuso d’ufficio per aver chiuso un occhio affidandosi al buonsenso anziché al codice penale.

L’inchiesta interna, le spiegazioni pretese dai dipendenti. Infine, la decisione irreversibile: la denuncia per un peculato di un euro. I meccanismi che diventano automatismi viziosi. Il tempo impiegato in Provincia per istruire la pratica conclusa con la denuncia. E poi la costituzione di parte civile con un avvocato. Gli atti della Procura ricevuti dalla cancelleria del Tribunale che ha notificato l’avviso dell’udienza preliminare. Il costo degli avvocati dei dipendenti che, in caso di assoluzione, dovranno essere pagati dalla Provincia.

Una filiera innescata in nome di un principio di giustizia che in questo caso produce carta, spreco di tempo e soldi. Tutto per un danno presunto di un euro di carburante consumato a scrocco. L’altro giorno un processo già agonizzante in primo grado per una bancarotta del 2006 è stato rinviato all’estate 2019. La prescrizione arriverà a primavera.


 

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